Potere al popolo: «No alla ricostruzione antisociale»
L’AQUILA. «No alla città elitaria e no alla ricostruzione antisociale». Lo affermano i militanti di Potere al popolo, in relazione agli stati generali della città del recente convegno nella sede del...
L’AQUILA. «No alla città elitaria e no alla ricostruzione antisociale». Lo affermano i militanti di Potere al popolo, in relazione agli stati generali della città del recente convegno nella sede del Gssi.
«Più che una rinnovata identità», sostengono i militanti di sinistra, «sembrava essere tornati indietro di 10 anni: da Giovanni Lolli (ideatore dell’iniziativa) a Gianni Letta, che ha definito il convegno “uno spartiacque nel post-sisma dell’Aquila”, tutta la politica e le istituzioni locali unite come 10 anni fa, nel promuovere un’idea di città, ancora una volta, distante dalle dinamiche reali che migliaia di persone vivono ogni giorno. Oltre le prime file “riservate” a magnifici rettori e direttori illustri, ed escludendo un manipolo di cittadine e cittadini, L’Aquila non sembra essersi accorta di questo storico “spartiacque”. I milioni e milioni di euro di finanziamento – un fiume di soldi che nessuna città in Italia può vantare – stanno infatti interessando una sorta di “cittadella blindata della conoscenza”, più che una certamente auspicabile “città della conoscenza”. Senza togliere nulla ai meriti degli istituti dell’alta formazione dell’Aquila, milioni di euro piovuti in città e destinati esplicitamente alla creazione di posti di lavoro, non sembra stiano avendo ricadute rilevanti sulla città reale. Al di là dell’autocelebrazione di un’élite politica trasversale, non è emerso nulla».
«Gli aquilani e le aquilane, invece, dove sono?», si chiedono gli esponenti di Potere al popolo. «Chi abita questo territorio, da uno o da cento anni, e non ha altre risorse, è stato marginalizzato nelle periferie abbandonate del Progetto Case e delle frazioni mai ricostruite e quotidianamente ignorate. Perché oltre agli edifici pubblici, sul cui futuro le istituzioni (giustamente) si confrontano, e oltre alle attenzioni che meriterebbero anche le politiche dell’abitare per gli studenti dell’Università, non si concordano pure affitti o possibilità di acquisto vantaggiose anche con chi oggi vive, tra mille difficoltà, nell’immensa desolata periferia aquilana? Perché non si attuano, da subito, politiche con il fine riavvicinare gli abitanti al centro, riducendo il fenomeno drammatico della disgregazione? A noi questa idea vaga ed elitaria della “città della conoscenza” non piace. Non ci piace la ricostruzione anti-sociale cui assistiamo da anni».

