Poveri avvocati, dalle parcelle d’oro al lavoro precario

Solo nella Marsica sono 570, giovani e donne in difficoltà: «Trasformati in passacarte, troppe tasse e riforme»
AVEZZANO. La toga nera sopra gli abiti eleganti, le cordoniere dorate sulle spalle e le lunghe arringhe in infuocate aule di tribunale. Quella dell’avvocato è sempre stata una delle più affascinanti professioni di sempre. E continua ad esserlo. Ma se fino a qualche tempo fa poteva definirsi anche una delle più remunerative oggi questo non si può più dire. Gli ampi studi affollati di clienti e segretarie che corrono per stare al passo con le scadenze e le parcelle d’oro, ormai rimangono solo il sogno intrappolato in quel cassetto dove in molti ancora conservano il libretto della facoltà di legge. Nel calo del lavoro della libera professione degli avvocati però non si parla solo di crisi economica. Ma anche del fatto che ormai non si è più di fronte a un lavoro di élite, non c’è più la carriera che partiva dalla gavetta ma che poi sfociava nel successo. Ormai di avvocati ce ne sono troppi. Sono circa 570 quelli iscritti all’Ordine del foro di Avezzano. Chi è più in difficoltà? I giovani e le donne. «L’inizio è difficile per tutti» commenta l’avvocato Leonardo Casciere, uno dei decani del foro marsicano «all’inizio eravamo in pochi, pagavamo meno tasse e lo facevamo in base ai redditi. Oggi non è più così. Per i giovani è un dramma e se il tribunale chiuderà, sarà peggio considerando anche le spese per i viaggi fino all’Aquila». E così Casciere spiega anche perché, «per lasciare spazio ai giovani», abbia sempre «rinunciato all’iscrizione all’albo dei difensori d’ufficio e a quello del gratuito patrocinio o anche a difendere cause davanti al giudice di pace».
«È lo Stato che colpisce la nostra professione» aggiunge l’avvocato Ottaviano Roselli «facendolo colpisce direttamente i cittadini e il loro diritto di accedere alla giustizia. E per noi è impossibile esercitare, per via delle tasse e dei contributi unificati triplicati. Il cittadino spesso rinuncia anche a intentarla una causa».
L’avvocato Laura Mancini si è sposata domenica, dopo quasi 10 anni di fidanzamento. «Dal 2014 è obbligatorio il pagamento di quasi 5mila euro alla cassa forense» dice «sognavo di diventare un paladino della giustizia, ma i giovani li hanno trasformati in passacarte. Il matrimonio? Per le banche eravamo invisibili. Ci siamo riusciti perché mio marito è passato a tempo indeterminato in banca».
«Il giorno che ho partorito avevo udienza» va avanti l’avvocato Federica Federici, mamma di una bimba di quattro mesi, «mi ha aiutato la collega Annalisa Tiburzi. Sono stata avvantaggiata dal fatto che ho uno studio con dei colleghi, perché i clienti non possono essere lasciati soli. Tra mille difficoltà sono tornata subito al lavoro». Manuela Rinaldi è avvocato dal 2005 e fa anche la docente-tutor all’UniNettuno di Roma: «Praticamente lavoro tutti i giorni e tutto il giorno, senza fermarmi mai».
«Sono finiti i tempi in cui si andava a sentire le arringhe di tre ore dei colleghi più anziani che ti arricchivano professionalmente» afferma l’avvocato Maria Pia Basile «con le continue riforme su riforme ci hanno ridotto a operatori informatici».
«Per salvarsi» conclude il legale Franco Paolini «è necessario che la professione si evolva in vie extra giudiziarie e quindi con nuovi istituti come arbitrati e mediazioni che garantiscono anche guadagni in tempi più brevi». (m.t.)
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