Presentato il libro di monsignor Antonini con 14 opere d’arte di 13 chiese aquilane

28 Agosto 2019

«Non è stata protagonista di creazione artistica, ma senz’altro, quando Roma e Firenze erano i centri pilota dell’architettura italiana, L’Aquila ha rappresentato un importante centro di...

«Non è stata protagonista di creazione artistica, ma senz’altro, quando Roma e Firenze erano i centri pilota dell’architettura italiana, L’Aquila ha rappresentato un importante centro di assimilazione di arte, rielaborando per conto proprio in maniera originale stilemi come le facciate quadrangolari». Ed è su arte, cultura e natura in chiave turistica che per monsignor Orlando Antonini (nella foto), nunzio apostolico, il capoluogo abruzzese deve puntare per risollevare l’economia del territorio nel suo percorso di rinascita, a dieci anni dal terremoto del 2009. Da appassionato studioso qual è, Antonini riassume questa sua visione nel volume “L’Aquila. Contesto architettonico sacro di opere d’arte in mostra” (ed. Verdone), scritto a corredo del catalogo dell’esposizione che, attualmente in corso in Val d’Aosta, al Forte di Bard, presenta 14 opere di scultura, pittura e oreficeria, provenienti da 13 chiese aquilane, recuperate e restaurate dopo il sisma. Una mostra promossa dall’associazione “Forte di Bard” con il patrocinio del Comune dell’Aquila e della presidenza del consiglio regionale dell’Abruzzo; tra le opere esposte vi sono il grande Crocefisso della Cattedrale e la Croce processionale di Giovanni di Bartolomeo Rosecci, il San Michele arcangelo di Silvestro dell’Aquila e il San Sebastiano di Saturnino Gatti. Il libro è stato presentato nell’incontro “L’Aquila, i suoi tesori d’arte e di architettura sacra a 10 anni dal sisma”, con gli interventi di Raffaele Daniele, vicesindaco e coordinatore del Comitato Perdonanza, dell’architetto Maurizio D’Antonio, di Marco Zaccarelli, curatore della mostra “L’Aquila. Tesori d’arte tra XIII e XIV secolo” al Forte di Bard (Aosta), di Giovanna Di Matteo, storico dell’arte, e dell’editore Domenico Verdone. «Questo volume», spiega Antonini, «aiuta a conoscere la provenienza delle 14 opere aquilane esposte che vengono così inquadrate nel loro contesto, poiché ne spiego la funzione originaria di suscitare o rafforzare la fede. La seconda parte del libro riguarda la sintesi storica di tutta l’architettura aquilana, dal XIII secolo a oggi. Il fatto che il volume sia legato alla mostra del Forte di Bard serve a far conoscere meglio L’Aquila, sempre nell’ottica della promozione turistica». Nel volume si accenna anche alle recenti scoperte favorite dagli interventi di ricostruzione post-sisma.