Presider, da metà dicembre fine di un’era

La disperazione degli operai: resteranno senza salario e dovranno iscriversi al collocamento
AVEZZANO. Hanno tra i 39 e i 55 anni, con mogli e figli a carico, e da martedì 16 dicembre saranno senza salario. Sono i 124 dipendenti della Presider, la storica fabbrica marsicana dell’acciaio che ha avviato il concordato liquidatorio per far fronte alla crisi. Alcuni hanno scelto la strada della mobilità volontaria, il 90%, invece, è ancorato alla speranza di vedere arrivare nuovi investitori. «È stata tutta una questione commerciale, con il flop dell’acciaio, la Presider ha avuto il destino segnato», afferma Enzo Paris, 54 anni, «era un’azienda improntata sulla quantità, si facevamo travi d’acciaio per stadi, costruzioni, grandi commesse. E ora?». Gli interrogativi dei dipendenti Presider sono molti. Da mesi percepiscono 834 euro di cassa integrazione – contro i 1.300 di stipendio – e dal 16 dicembre dovranno dire addio anche a questo salario. «Lavoravo da 35 anni in azienda», racconta Daniele Felli, «ho 55 anni e adesso non so che fare. Se questa situazione fosse stata gestita meglio forse ora 150 famiglie non starebbero a casa». Dal 17 dicembre dovranno iscriversi all'ufficio di collocamento. «Il vero dispiacere è quello di essere stati liquidati senza un minimo di considerazione», sottolinea Antonio Sedici, 51 anni, «l’azienda non ci ha detto niente, non ci ha chiamato per dire come stavano le cose, mai una parola. E questo è davvero umiliante». Attualmente è in corso il concordato liquidatorio. Il curatore ha concesso 20 giorni ai creditori, dopo di che si sceglierà la strada da intraprendere. «Inizialmente si diceva che c'erano nuovi acquirenti pronti a rilevare il sito», conclude Luca Aurunzo, 39 anni, «ma non ci crediamo, non abbiamo più speranze». Ieri pomeriggio, su richiesta del sindacalista Antonello Tangredi, i lavoratori si sono incontrati nella sede della Fim-Cisl.
Eleonora Berardinetti
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