Prestigioso premio allo studio sulle cellule tumorali delle ossa

31 Maggio 2019

Riconoscimento internazionale della Società Americana del metabolismo alla ricercatrice Teti L’attestato è concesso ai membri che hanno raggiunto obiettivi di eccellenza con i modelli animali

L’AQUILA. Prestigioso riconoscimento al Dipartimento di Scienze cliniche applicate e Biotecnologie dell’Università dell’Aquila.
L’American Society for Bone and Mineral Research (Società Americana per la ricerca sul Metabolismo Osseo e Minerale), ha conferito alla professoressa Anna Maria Teti, che fa capo al Dipartimento di Scienze Cliniche Applicate e Biotecnologie, il prestigioso premio “Lawrence G. Raisz”. «Questo premio», fanno sapere dall’Ateneo, «è concesso a membri della società scientifica che abbiamo raggiunto obiettivi di eccellenza nella ricerca preclinica e traslazionale in cellule e modelli animali. Il premio è dedicato al professor Raisz, eminente scienziato, mentore, insegnante e clinico, che ha lavorato con grande successo per oltre 50 anni nel campo del metabolismo osseo e minerale».
La professoressa Teti è nota nell’ambiente internazionale per i suoi studi sulle cellule presenti nell’osso che regolano le funzioni scheletriche e che si ammalano nel corso di patologie frequenti e meno frequenti. Alle prime appartengono le varie forme di osteoporosi, che affliggono milioni di individui nel mondo, la cui diffusione è destinata ad aumentare con l’allungamento della vita dell’uomo. Meno frequenti ma altrettanto in aumento sono le patologie oncologiche che affliggono lo scheletro, soprattutto nel corso dello sviluppo di metastasi dei tumori del seno e della prostata e che, con l’allungamento della sopravvivenza dei pazienti, si riscontrano attualmente anche in altri tipi di tumori.
Infine, nel portafoglio di lavoro della professoressa Teti vi è una patologia rara, denominata Osteopetrosi Autosomica Dominante di tipo 2 (Ado 2), che affligge un piccolo numero di pazienti, rendendoli fortemente debilitati. «Il gruppo della ricercatrice, ha contribuito a comprendere alcuni importanti meccanismi che si alterano nel corso dell’osteoporosi e sta attualmente studiando quelli che mantengono le cellule metastatiche nell’osso silenti per molti anni, al fine di impedire loro di riattivarsi e procurare un nuovo tumore».
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