Prigioniero nel lager, medaglia a Palmerini

25 Gennaio 2023

Nella giornata della memoria riconoscimento per il militare aquilano, rinchiuso nel 1943 a Zeithain

L’AQUILA. Il 27 gennaio Vinicio Palmerini sarà insignito della Medaglia d’onore per deportati e internati nei lager nazisti, previsto da una legge del 2006. Il riconoscimento sarà consegnato ai familiari del militare aquilano (deceduto nel 1988 a Paganica) dal Prefetto dell’Aquila Cinzia Torraco, nel corso di una cerimonia con altre onorificenze, che si terrà nella ricorrenza della giornata della memoria (ore 10) in Prefettura. Vinicio Palmerini fu deportato in Germania dopo l’8 settembre 1943 dal fronte greco e detenuto in un campo di concentramento della bassa Sassonia, fino a quando non venne liberato dall’esercito russo. Fu uno dei circa 600mila militari italiani internati nei lager nazisti, che opposero una particolare forma di Resistenza con il loro rifiuto a collaborare, subendo così ogni forma di privazioni, violenze, malattie e in molti la morte.
Qui di seguito si riporta con assoluta fedeltà la trascrizione degli appunti del reduce Vinicio Palmerini, internato dal febbraio 1944 all’aprile 1945 nello Stalag IV B di Zeithain, lager nazista situato tra Lipsia e Dresda. Gli appunti sono scritti fittamente a matita in un quadernino con copertina di cartoncino rosso, con 18 fogli senza righe. Il reperto, dove sono appuntati i ricordi, è stato rinvenuto l’8 gennaio 2022 in un piccolo baule contenente vecchie lettere, cartoline, carte e documenti di famiglia, recuperato dopo il terremoto del 6 aprile 2009 dall’abitazione di Paganica e rimasto accantonato. La testimonianza scritta di Vinicio Palmerini si va ad aggiungere a quelle già note degli ex IMI, reduci dai lager nazisti, a costituire un ulteriore tassello di memoria dell’altra resistenza al nazifascismo, non meno eroica di quella combattuta in Italia, in armi o con forme umanitarie.
Lo Stalag IV B fu uno dei più grandi campi di prigionia della Germania nazista. Si trovava nei pressi della città di Mühlberg, in Sassonia. Lo Stalag aveva un campo secondario a Zeithain, un “reservelazarett” inizialmente destinato ai prigionieri russi, poi utilizzato da prigionieri di varie nazionalità, compresi molti internati italiani. Le condizioni disumane del lager, mancanza di igiene, denutrizione, scarsa assistenza medica e lavoro coatto facilitarono la diffusione di epidemie e gravi malattie, soprattutto tubercolosi, con la morte di decine di migliaia di prigionieri, tra cui 900 italiani. Nel lazzaretto di Zeithain, tristemente conosciuto come “campo della morte”, erano trasferiti gli Internati Militari Italiani gravemente malati, ma anche medici, cappellani e crocerossine che decisero di non aderire alla Repubblica Sociale. Lo Stalag IV B di Zeithain fu liberato dall’Armata Rossa il 23 aprile 1945. Dopo la fine della guerra il territorio del lager, ricompreso oltrecortina nella Germania comunista, rimase per decenni inaccessibile. Solo l’infaticabile opera di alcuni reduci di Zeithain consentì nel 1991 di localizzare il cimitero militare italiano e riesumare e rimpatriare le spoglie di quasi tutti i caduti italiani di Zeithain.