Processo Grandi rischi “Rassicurazionismo” finisce sulla Treccani

Il nuovo termine è stato coniato dall’antropologo Ciccozzi consulente della Procura per il processo post-terremoto
L’AQUILA. “Il dizionario Treccani ha recentemente sancito il termine Rassicurazionismo, coniato nel 2012 da Antonello Ciccozzi, professore associato di Antropologia culturale al Dipartimento di scienze umane del nostro Ateneo. Se la nascita del termine risale alla vicenda del processo alla Commissione Grandi rischi il suo significato rimanda alla cornice di attualità della percezione del rischio nella pandemia Covid-19”. Lo scrive l’Università dell’Aquila sulla sua pagina Facebook.
LA DEFINIZIONE. Ecco come la Treccani definisce il Rassicurazionismo: “Sostantivo maschile. Atteggiamento teso a rassicurare; azione o comportamento che mira a creare artificialmente un clima di distensione, basato sulla sottovalutazione del pericolo. Derivato dal sostantivo maschile rassicurazione con l’aggiunta del suffisso -ismo. Parola d’autore, creata dall’antropologo Antonello Ciccozzi nel 2012, nella consulenza tecnica Rassicurazionismo: antropologia della comunicazione scientifica nel terremoto dell’Aquila, al processo alla Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei Grandi Rischi”. Antonello Ciccozzi, in un articolo uscito alla fine di marzo 2020 (praticamente nel pieno del lockdown, l’isolamento) su “Scienza in rete” ha fatto un parallelo tra l’emergenza Covid e il terremoto 2009.
COVID-19. “Ora che si intravede il raggiungimento del picco dei casi di Covid-19 e quindi a breve l’inizio della discesa”, ha scritto Ciccozzi, “si comincia a giocare una partita importantissima, dove la diminuzione dei contagi e lo stress da clausura domestica indurrà la gente ad allentare le precauzioni, generando proteste e una ripresa del contagio. Come accaduto nel primo mese dell’epidemia, anche ora è quantomai importante una comunicazione responsabile da parte di autorità e media. Per questo è utile ricordare quanto successe all’Aquila appena prima e durante il terremoto del 2009”.
IL SISMA 2009. “I media”, sottolinea ancora Ciccozzi, “all’epoca generalmente preferirono titolare “Scienziati assolti” ma, dopo il terremoto dell’Aquila, il processo alla Commissione Grandi Rischi si chiuse con la condanna di uno degli esperti imputati, riconosciuto colpevole dalla giustizia italiana perché – in mezzo a una sequenza sismica in crescita da mesi – postulò durante un’intervista televisiva che non vi fosse pericolo alcuno, invitando i cittadini a bersi un bicchiere di Montepulciano. Da lì una rappresentazione sociale di assenza di pericolosità – ancorata sul concetto di sciame sismico e oggettivata nel significato di scarico positivo di energia – contagiò immediatamente il senso comune locale, diffondendosi orizzontalmente a macchia d’olio nell’area a rischio e propagandosi verticalmente tra i suoi strati sociali. Quella diagnosi rassicurante calò così dall’universo dei saperi esperti a quello consensuale della vita quotidiana, trasformata in una credenza con cui la gente, affamata di spiegazioni con cui saziare la montante paura, dava senso all’evento perturbante, cercando di addomesticarla come qualcosa d’innocuo. Come consulente tecnico per l’accusa nel processo Grandi Rischi spiegai come quella comunicazione, diminuendo la percezione del rischio, aveva aumentato l’esposizione al pericolo (il pericolo di morire travolti dal sisma, che poi è arrivato), ponendosi, in determinati casi, come concausa reale di morte. Come antropologo culturale, da dieci anni cerco di chiarire che quella vicenda non riguarda solo il dettaglio di quanto successe all’Aquila, ma sottende uno schema generale che ci informa in modo emblematico su quello che avviene spesso, troppo spesso, di fronte a molte emergenze collettive, e che troppo spesso ignoriamo, con conseguenze nefaste. Il titolo di quella consulenza era proprio: rassicurazionismo».
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