Processo Vajont, gli atti non tornano in città Tra annunci e smentite il ministero della Cultura chiarisce: «Restano a Belluno, all’Aquila copie digitali»

16 Maggio 2024

L’AQUILA. «Vajont: atti originali all’Aquila, copie digitali a Belluno». Così il governo (ministero della Cultura) appena due giorni fa, nella risposta alla deputata bellunese del Pd Rachele Scarpa....

L’AQUILA. «Vajont: atti originali all’Aquila, copie digitali a Belluno». Così il governo (ministero della Cultura) appena due giorni fa, nella risposta alla deputata bellunese del Pd Rachele Scarpa. Ma, poche ore dopo, ecco il contrordine: «Atti a Belluno, copie all’Aquila». Che di fatto già sono all’Archivio di Stato, visto che, nel 2003, furono consultabili digitalmente durante una mostra.
il giallo delle carte
La querelle su chi debba conservare le carte del processo Vajont – che fu celebrato all’Aquila tra il 1968 e il 1970 – si è tinta di giallo. A 48 ore dal pronunciamento del ministero della Cultura, guidato da Gennaro Sangiuliano, arriva l’inatteso dietrofront. Stavolta non lo annuncia Sangiuliano, ma il sottosegretario Gianmarco Mazzi, insieme a un ministro di altro dicastero, Luca Ciriani (rapporti col parlamento). «In riferimento a una comunicazione del ministero della Cultura, rivelatasi sfortunatamente incompleta, sulla destinazione finale dei documenti originali, il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi dichiara, unitamente al ministro Ciriani, che tale archivio rimarrà per sempre a Belluno, dove già si trova. All’Aquila, che fu sede del processo, verranno consegnate le riproduzioni digitali. Quei 5.205 documenti contenuti in 250 buste rappresentano un monito perenne», ha aggiunto Mazzi. «Appartengono alla memoria di tutti gli italiani e ancor più della comunità veneta di cui faccio parte». Sulla questione si è pronunciato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel sessantennale della tragedia auspicò che le carte tornassero a Belluno.
la storia
Il fascicolo processuale è stato depositato all’Archivio di Stato dell’Aquila secondo quanto previsto dalla legge. Tuttavia, «per ragioni di opportunità», dissero dal ministero, «è stato ordinato un intervento di completa digitalizzazione. Così la Direzione generale Archivi ha autorizzato, a dicembre 2009, il temporaneo deposito a Belluno degli atti».
«la natura vendicò lo scippo»
E per non farsi mancare niente, il giallo si è arricchito, mesi fa, anche di una pagina trash. La giornalista Milva Andriolli (Rai Veneto), in un servizio sul Vajont, affermò testualmente: «La natura si vendicò dello scippo nel 2009 con il terremoto dell’Aquila e quei fogli, salvi per miracolo, presero temporaneamente la strada di casa». Frasi-choc e raffica di reazioni social cui si aggiunsero le proteste del senatore di FdI Guido Quintino Liris e del sindaco Pierluigi Biondi. Anche in quel caso a stretto giro di posta – come nel doppio annuncio sul destino finale delle carte – spuntarono le scuse.
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