Progetto case popolari Sgomberi contestati

L’AQUILA. Il “mega progetto” di riqualificazione delle case popolari di San Gregorio approvato dalla vecchia giunta e confermato anche dall’amministrazione Biondi è costoso, ha tempi di realizzazione...
L’AQUILA. Il “mega progetto” di riqualificazione delle case popolari di San Gregorio approvato dalla vecchia giunta e confermato anche dall’amministrazione Biondi è costoso, ha tempi di realizzazione lunghi ed è stato approvato, pur andando in deroga al Prg, senza il voto del consiglio comunale e senza i pareri tecnici favorevoli di Provincia e Regione. A sostenerlo è il comitato Coordinamento Erp San Gregorio, guidato dall’architetto ed ex dirigente regionale Antonio Perrotti. Nei giorni scorsi, il Comune aveva dato il via libera ai lavori di demolizione di alcune palazzine del complesso abitativo, quelle inagibili e a rischio crollo. Il “mega progetto” a cui fa riferimento il comitato è un intervento di riqualificazione urbana che prevede l’abbattimento e la ricostruzione di tutti gli edifici – anche di quelli attualmente agibili – e la sistemazione del quartiere, rimasto sempre un corpo estraneo rispetto al vicino paese, con aree verdi e spazi pubblici. Per realizzarlo, tuttavia, il Comune dovrà sgomberare tutte le famiglie residenti. Una parte degli inquilini, però, quella riunitasi, appunto, nel comitato, non vuole proprio saperne di andarsene. «Il programma», afferma il comitato, «è in variante al Prg e non ha avuto i pareri tecnici di Provincia e Regione. Non è stato mai approvato dal consiglio comunale e quindi il Comune non ha i presupposti giuridici per giustificare lo sgombero». «Gli alloggi interessati», prosegue il comitato, «hanno riportato danni lievi e fino a oggi sono stati abitati. Su tali danni l’amministrazione non è mai intervenuta: sono stati gli affittuari a fare, a proprie spese, i lavori di ripristino. Questo complesso inoltre è stato progettato da un gruppo di lavoro di professori dell’Università dell’Aquila e perciò presenta caratteristiche architettoniche e urbanistiche di pregio. Invece il progetto del Comune ne irride la valenza e, senza nessuna forma di condivisione, propone prima una fase progettuale preliminare da espletare tramite concorso e solo dopo gli effettivi lavori di ripristino o demolizione. L’intervento del Comune», conclude il comitato, «prevede, per la realizzazione, almeno 5 anni di tempo, per un importo complessivo di almeno 13 milioni. I costi realmente coperti, però, sono solo quelli relativi alla demolizione in corso, per circa 300mila euro, mentre per gli altri c’è solo una prima valutazione del ministero, che ammette l’intervento tra i progetti di recupero urbano. Lo stesso progetto, però, non corrisponde alle finalità del bando in quanto è finalizzato a espellere gli affittuari, non a valorizzarne il ruolo».(r.ci.)
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