Provincia e dirigenti delle scuole: «No alla settimana corta in classe»

2 Settembre 2022

Nelle superiori dell’Aquilano non si cambia. Caruso: «Impossibile spegnere i termosifoni due giorni» Per i presidi provocherebbe «disagi agli studenti nei trasporti e nella redistribuzione delle lezioni»

L’AQUILA. Provincia e dirigenti scolastici bocciano la settimana corta come soluzione per tagliare le spese degli istituti scolastici. Mentre molti territori hanno iniziato a pensare di poter risparmiare su luce e gas rivedendo gli orari e ricorrendo anche alla settimana corta – con le lezioni dal lunedì al venerdì – nell’Aquilano tutto questo sembra impossibile. Nelle venti scuole superiori, i 18mila studenti anche quest’anno osserveranno, salvo qualche eccezione, il tradizionale orario scolastico. Il tutto mentre la Provincia spera di non veder raddoppiate le bollette.
LE PERPLESSITÀ DELLA PROVINCIA
Ammonta a un milione e mezzo di euro la spesa annua che la Provincia sostiene per pagare gas e luce nelle scuole di sua competenza del territorio. Secondo il presidente Angelo Caruso, «la spesa potrebbe anche raddoppiare entro la fine dell'anno, visto l'andamento della situazione, ma noi faremo del tutto per assicurare i servizi agli studenti anche a costo di sacrifici. Soluzioni ipotizzate in altri territori, come per esempio la settimana corta, non sono adeguate alle nostre aree di montagna dove non si possono spegnere per due giorni i termosifoni, altrimenti le temperature scenderebbero troppo, e non si possono rivedere gli orari delle lezioni perché bisognerebbe riorganizzare tutti i trasporti».
LA POSIZIONE DEI PRESIDI
L'aumento smisurato del costo dell'elettricità e del gas sta spingendo in molti a riorganizzarsi. Ma cambiare assetto in una scuola non è così facile. «Ogni decisione va contestualizzata alle esigenze dell'istituzione scolastica di riferimento: le esigenze di un convitto sono differenti da quelle di un musicale o da quelle di un classico, linguistico, scienze umane o Les», ha spiegato la dirigente scolastica Serenella Ottaviano, «l'utenza stessa presenta ed esprime bisogni differenti. E non va dimenticato che c'è anche il personale amministrativo, tecnico e ausiliario che lavora comunque anche il sabato». La preside non si è detta quindi nè contraria, nè favorevole alla settimana corta, soluzione che «sarà valutata anche dopo aver sentito gli organi collegiali competenti. Andrà capito "come" affrontare più efficacemente possibile anche questa ennesima emergenza». Per Maria Chiara Marola, dirigente dell’Istituto “Amedeo d’Aosta” dell'Aquila, «in un territorio come il nostro, caratterizzato da un alto tasso di pendolarismo dalle aree interne, con una rete di trasporti non adeguata, la settimana corta con il relativo incremento della durata della giornata scolastica inciderebbe negativamente sulla qualità della vita degli studenti e ridurrebbe enormemente l'offerta formativa extrascolastica. Nel mio istituto la durata della giornata scolastica è già di sei ore. La settimana corta e la relativa redistribuzione delle ore del sabato aumenterebbe la permanenza giornaliera a scuola oltre le sei ore, con ricadute negative sulla qualità della didattica e dell'apprendimento».
Secondo il dirigente scolastico dell'Istituto d'Istruzione superiore "Majorana" di Avezzano, Piero Buzzelli, referente di tutti i dirigenti, la settimana corta è una soluzione impraticabile per poter risparmiare. «In delle scuole dove si fanno già 33 o 34 ore a settimana come si potrebbe togliere un giorno di lezione e a fare tutte le ore rimanenti in 5 giorni?», si è chiesto Buzzelli, «senza poi pensare che bisognerebbe riorganizzare i mezzi per portarli a casa e tenere in ogni caso per 5 giorni a settimana i termosifoni accesi tutto il giorno, non vedo dove starebbe il risparmio». Secondo Caterina Fantauzzi, dirigente scolastica del Polo Ovidio di Sulmona, «la settimana corta può essere una soluzione ma esige tutta una serie di servizi che comportano l'impiego di altri fondi come i trasporti o la mensa. Vanno considerati poi anche i problemi che si creerebbero ai pendolari che tornerebbero a casa tardi e le limitazioni per i ragazzi che seguono diverse attività nel pomeriggio. Non la condivido come soluzione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA