Provocò l’incidente ma accusò l’amico, ora dovrà risarcirlo
AVEZZANO. Finisce con l’auto contro un muro e dichiara che a guidare era l’amico finito in coma, ma il perito nominato dal tribunale di Avezzano smentisce la sua ricostruzione dei fatti accordando al...
AVEZZANO. Finisce con l’auto contro un muro e dichiara che a guidare era l’amico finito in coma, ma il perito nominato dal tribunale di Avezzano smentisce la sua ricostruzione dei fatti accordando al passeggero un risarcimento danni di circa 300mila euro oltre alle rivalutazioni e alle spese legali. È durata 10 anni la battaglia legale di G.A. (difeso dall’avvocato Aldo Grilli), che all’epoca dei fatti aveva 35 anni. Era il 2010 quando il conducente di una Fiat Punto si schiantò contro il muro di recinzione di una casa nel territorio del Fucino. Uno dei due occupanti, G.A., rimase gravemente ferito e fu trasportato in coma nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Avezzano dove restò per diversi mesi. Il proprietario del mezzo A.M., all’epoca 26enne, dichiarò che a guidare fosse l’amico in coma. Determinanti per la sua assoluzione furono le testimonianze rese da tre amici.
«Nessuna delle deposizioni raccolte appare immune da sospetti in ordine alla piena attendibilità, ognuna offrendo una ricostruzione a tratti smentita da tutti gli altri testi o incompatibile con altre circostanze obiettive acquisite nel processo», si legge nella sentenza a firma del giudice Roberta Mastropietro, «per converso, persuasiva e convincente appare la ricostruzione operata dal perito che, partendo dall’esame comparativo dei danneggiamenti riscontrati sul veicolo e dalle lesioni riportate dagli occupanti con la traiettoria d’urto del mezzo, ha concluso che alla guida ci fosse A.M e che G.A. si trovasse sul sedile del passeggero. È possibile ritenere che l’uscita di strada del mezzo e l’urto contro il muretto siano stati determinati da una condotta imprudente del conducente, che ha spinto l’auto alla velocità di circa 80 chilometro orari, superiore al limite massimo di 50 consentito in quel tratto di strada, tale da impedirgli di adeguare la traiettoria del veicolo alle caratteristiche della strada e in particolare alla curva presente», conclude il giudice riconoscendo al proprietario della Fiat Punto l’esclusiva responsabilità dell’incidente. «La sentenza di condanna ha ristabilito la verità dei fatti», dichiara l’avvocato Grilli, «l’effettivo conducente del mezzo è stato condannato anche alla restituzione del maltolto. Proporremo l’istanza di revisione del processo penale e depositeremo denuncia-querela per falsa testimonianza chiedendo anche i conseguenti danni morali».
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