«Punizione troppo blanda per don Vito»

I legali del marito tradito alla Curia: «Ha lasciato gli incarichi ma continua a fare il prete». A fine anno forse andrà via
L’AQUILA. Gli avvocati che difendono il marito tradito dalla moglie che ha avuto una relazione con il parroco, don Vito Isacchi, ritengono che le misure adottate dalla Chiesa nei confronti del sacerdote siano troppo blande. Viene sottolineato, infatti, il disdoro arrecato anche alla stessa comunità ecclesiale. «Per questa ragione», dicono gli avvocati Daniele Di Nunzio e Giuseppe Di Nardo, «intendiamo scrivere una lettera all’arcivescovo Giuseppe Petrocchi, per manifestare civilmente il nostro disappunto per dei provvedimenti che, a nostro avviso, sembrano una sorta di contentino e nulla più». Ma è comunque probabile che il prete resterà all’Aquila solo fino alla fine del 2017 quando scadrà la convenzione tra le diocesi di Bergamo e quella aquilana.
La lettera, probabilmente, verrà inviata anche alla Curia di Bergamo nella quale il reverendo è ufficialmente incardinato anche se opera nell’Aquilano.
Una missiva che, però, sembrerebbe destinata a essere “lettera morta” vista la sorte delle altre che sono state recapitate, tempo addietro, alla Diocesi di Roma e alla Cei, ma che non hanno avuto alcun riscontro tangibile.
«Ci risulta», aggiungono, «che il parroco ha rinunciato agli incarichi importanti che aveva e ai soldi che gli spettano per legge dopo essere uscito indenne dalla causa. Ma è pur vero che continuerà a fare il prete grazie alla riabilitazione che ha ottenuto operando in Abruzzo dopo i ben noti fatti».
«Proprio in Abruzzo», dicono gli avvocati, «dove ci risultano episodi poco chiari sui quali saremo in grado di fornire prove inconfutabili ottenute tramite i nostri investigatori privati».
«Per cui», concludono gli avvocati, «non è ancora venuto, a nostro avviso, il tempo per tornare a esercitare di nuovo il ministero sacerdotale». A loro parere è inaccettabile che chi, pur pentito, ha rovinato una famiglia di cui si era finto amico, come conferma una sentenza definitiva, possa comunque continuare a indossare l’abito talare senza una lunga sospensione. Del resto, non va dimenticato che la relazione è stata duratura. Quella relazione ha anche creato un problema ulteriore in quanto, in seguito alla separazione, la donna che ha tradito il marito ha deciso di trasferirsi in Svizzera a lavorare per conto di un ente religioso.Tornando a don Vito non si sa se le dimissioni comprendono anche l’incarico che il religioso aveva all’interno del Serra Club nella veste di consigliere spirituale.
Una presa di posizione, quella degli avvocati, analoga a quella di chi, su un social, ha commentato che «la Chiesa trova sempre le pezze a colore».
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