Punto nascita, la mobilitazione per scongiurare la chiusura

18 Febbraio 2015

SULMONA. Scatta la mobilitazione territoriale contro la chiusura del punto nascita. Verificato il decreto del commissario e presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, sul taglio di 4 Maternità su...

SULMONA. Scatta la mobilitazione territoriale contro la chiusura del punto nascita. Verificato il decreto del commissario e presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, sul taglio di 4 Maternità su 12 (Sulmona, Atri, Ortona e Penne), il sindaco Peppino Ranalli ha incontrato ieri all’Aquila D’Alfonso, su iniziativa del consigliere regionale Andrea Gerosolimo. «Le iniziative di salvaguardia del punto nascite continueranno ad andare avanti in attesa dell’esecuzione del decreto di razionalizzazione», dicono i due rinunciando ad azioni di forza, «il presidente ha manifestato interesse a valutare la specificità del territorio. Infine, ha assicurato il proprio intervento con la Asl per il trasloco del reparto all'ala nuova e il concorso per il nuovo primario». Prima di incontrare il governatore, Ranalli aveva riunito i capigruppo consiliari, con cui ha convocato per oggi alle 18 in aula consiliare i sindaci del Centro Abruzzo. Del resto, poco erano durate le rassicurazioni di Gerosolimo, costretto a ritirarle in poche ore e pronto in un primo momento a ripensare l’appoggio alla maggioranza. «È evidente che, qualora non dovessi ricevere adeguate rassicurazioni, mi riterrò libero di esercitare il mandato degli elettori», aveva avvertito prima dell'incontro, «valutando, volta per volta, i provvedimenti che questa amministrazione regionale sottoporrà in consiglio». Bypassa le istituzioni locali la senatrice Paola Pelino che chiama in causa direttamente il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. «Mi farò immediatamente promotrice di un’interpellanza nei confronti del ministro», annuncia, «per impegnarlo a una ulteriore valutazione sulla centralità della struttura sanitaria in una zona di montagna come la nostra, che ha caratteristiche particolari da tenere in considerazione al di là dei parametri dei vari riferimenti normativi. Credo che ci si debba muovere sulla linea di eccezionalità che ha portato alla deroga sulla chiusura dei tribunali minori». Era stato lo stesso partito del sindaco, il Pd, a chiedere azioni forti. E il capogruppo dei democratici in consiglio provinciale, Enio Mastrangioli, boccia la logica dei numeri nella distribuzione dei servizi. «Il diritto di un territorio ad avere servizi pubblici è determinato dai numeri o da considerazioni sulle pari opportunità e uguaglianza di trattamento?», domanda in modo retorico, «è chiaro che il problema è politico e la politica può e deve scegliere». Lanciano la proposta delle dimissioni di massa i consiglieri di minoranza a Pratola, Antony Leone e Antonio Di Nino. «Di fronte a questa ennesima mortificazione territoriale», propongono, «non ci resta che dimetterci in massa. Tutti, di maggioranza e di minoranza e a tutti i livelli istituzionali».

Federica Pantano

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