Punto nascita, resta la bocciatura
La Regione sollecitata ad avviare la chiusura, Casini chiede un incontro al ministro
SULMONA. Il ministero della Salute conferma la bocciatura del Punto nascita sulmonese, dopo il parere negativo arrivato dai funzionari del Comitato nazionale percorso nascite. Nella riunione di giovedì a Roma il ministro Giulia Grillo ha acquisito il parere negativo dei funzionari ministeriali e ha sollecitato la Regione ad avviare la chiusura, pena la perdita di parte dei fondi dedicati alla sanità regionale. Durante l’incontro l’assessore regionale, Silvio Paolucci, ha provato a far valere le ragioni della deroga alla chiusura avviata da circa due anni sui reparti che non raggiungono i 500 parti annui (tre dei quali sono già chiusi ad Ortona, Atri e Penne). Il Ministero, ora, dovrà verbalizzare la sua posizione e la Regione dovrà replicare, anche se il mancato riconoscimento del centro Abruzzo come zona disagiata complica ulteriormente le cose. A peggiorarle, infine, ci si mette il giudizio frettoloso dei funzionari ministeriali sui tempi di percorrenza dalle zone interne all’ospedale valutato in non più di 60 minuti. Almeno trenta in meno di quelli effettivamente necessari dalle zone montane. Da qui la richiesta di incontro urgente del sindaco Annamaria Casini al ministro. «Chiederò un incontro urgente al ministro Grillo per rappresentare le istanze del nostro vasto territorio di montagna e far capire perché il nostro Punto nascita non va chiuso, ma potenziato», incalza Casini. «È il momento della mobilitazione per far sentire ancora più forte la voce del nostro territorio».
L’appello della Casini arriva a una settimana dal consiglio comunale allargato a sindaci, sindacati e parlamentari abruzzesi, nonché dopo il documento firmato da 33 primi cittadini, nel quale vengono smontati i punti che hanno negato la deroga e rilanciato una strategia per il potenziamento del reparto.
«Garantire il diritto alla salute è una battaglia anche per il futuro del nostro territorio» conclude Annamaria Casini che sollecita la condivisione di un percorso più incisivo di protesta da parte di sindaci, sindacati, parlamentari, associazioni e cittadini. (f.p.)
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