Punto nascita, riparte la battaglia

Si cerca un compromesso tra direttive nazionali e tutela dei servizi
SULMONA. Riprende a pieno ritmo la battaglia in difesa del punto nascita dell’ospedale sulmonese. Il sindaco Peppino Ranalli annuncia il prossimo incontro di domani con la struttura tecnica della Regione per concretizzare lo stand by alla chiusura concesso durante la giunta regionale tematica all’Abbazia celestiniana lo scorso giugno. Si tratterà, a questo punto, di rivedere le carte che hanno portato alla decisione di chiudere il punto nascita, cercando di combinare prescrizioni del governo e sicurezza delle partorienti e dei neonati del Centro Abruzzo. Per questo il sindaco non abbassa la guardia.
«Faremo il punto della situazione, dando seguito alla delibera della giunta regionale del 12 giugno scorso» incalza Ranalli «in base al provvedimento una conferenza dei servizi interdipartimentale si impegna, in sei mesi, a rileggere gli atti sulla riorganizzazione dei punti nascita. Si tratta di trovare un compromesso fra le direttive nazionali e i servizi da offrire in sicurezza».
Si entra nel vivo della battaglia della revisione delle carte e soprattutto dell’analisi più approfondita di quelle prodotte dall’amministrazione comunale e dal comitato pro punto nascita, che sottolineano le distanze chilometriche fra i vari centri interni e gli altri ospedali abruzzesi, oltre che le particolari caratteristiche climatiche con le precipitazioni nevose che quest’anno sono perdurate fino a primavera. «Da sempre ci battiamo sulla questione delle distanze» aggiunge il sindaco «e sulle caratteristiche climatiche, che non sono state prese nella giusta considerazione».
Ma il vero nodo per Ranalli è la costituzione dell’ospedale unificato fra i presidi di Sulmona, Popoli e Castel di Sangro. «È questa la strategia per tutelare servizi e reparti del nostro ospedale e di quelli a noi vicini» continua il primo cittadino «anche perché in virtù delle nuove direttive ministeriali e del decreto Lorenzin si prospettano altre penalizzazioni. Dunque è il caso di farsi trovare preparati».
A incidere sulla chiusura della Maternità c’è la media dei 300 parti negli ultimi anni.
Federica Pantano
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