Punto nascite, altra mobilitazione

22 Novembre 2014

Distribuite 300 bustine di semi di albero davanti all’ospedale

SULMONA. Distribuite quasi 300 bustine di semi da albero da fusto per sensibilizzare la cittadinanza sulla necessità di mantenere aperto il punto nascite sulmonese, finito nella scure della riforma nazionale sui parti sicuri, che condanna i reparti con meno di 500 parti annui.

L’iniziativa, organizzata dal Tribunale per i diritti del malato, CittadinanzAttiva e Sulmona bene in comune, ha coinvolto quasi 300 cittadini, che si sono fermati al banchetto piazzato di fianco all’ospedale per sentire le ragioni degli attivisti.

«Tante persone si sono fermate» interviene Edoardo Facchini, presidente regionale del Tdm «il fatto di spiegare loro quanto sta accadendo sul punto nascite, senza chiedere nulla in cambio e distribuendo dei semi da albero, ha fatto sì che in molti si interessassero. Da sempre ci battiamo per la tutela dei servizi dell’ospedale e non potevamo non partecipare anche a questa iniziativa lanciata da Sbic. Chiudere il reparto cozza anche col progetto del nuovo ospedale».

Una scelta quella delle neo mamme dove andare a partorire, che di fatto sta penalizzando non poco il presidio sulmonese, che ha totalizzato appena 328 parti nel 2013, classificandosi penultimo (prima di Penne) nella classifica regionale dei nuovi nati. I reparti al di sotto della soglia delle 500 nascite annue, come quelli di Sulmona, Atri, Ortona e Penne, sono condannati alla chiusura sulla carta già da dicembre, quando il nuovo piano dovrà essere pronto.

Ma Comune, sindacati e associazioni sono pronti a dar battaglia e a difendere le loro proposte. La mobilitazione, dunque, continua e anche la raccolta firme, avviata da Cgil, Cisl, Uil, Fials, Nursind, Fsi, Tribunale del malato e associazione La Diosa, che in pochi giorni ha già superato le 2mila sottoscrizioni.

Federica Pantano

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