Punto nascite, Ruffini rilancia: ospitiamo le migranti incinte

SULMONA. Far partorire le donne incinte che arrivano in Italia sui barconi degli scafisti nel punto nascita in chiusura e ospitare i loro familiari all'interno della caserma Battisti. Fa leva sulla...
SULMONA. Far partorire le donne incinte che arrivano in Italia sui barconi degli scafisti nel punto nascita in chiusura e ospitare i loro familiari all'interno della caserma Battisti. Fa leva sulla generosità degli abruzzesi la proposta, destinata a far discutere, di Antonio Ruffini, presidente dell’associazione Insieme per il Centro Abruzzo.
L’appello mira a scongiurare la chiusura della Maternità sulmonese da un lato e a scongiurare gli sprechi dall’altro. «All’antico motto sull’Abruzzo forte e gentile l’associazione culturale Insieme per il Centro Abruzzo aggiungerebbe anche generoso e ospitale», scrive Ruffini in una lettera aperta, «il commissario ad acta D’Alfonso, infatti, potrebbe dire al presidente del consiglio Renzi che la Regione Abruzzo è disponibile ad accogliere le giovani partorienti, arrivate in Italia dai paesi africani, per assisterle nei punti nascita degli ospedali di Sulmona, Atessa, Ortona e Atri, attrezzati per tali interventi, andando così ad alleggerire la tensione a cui sono sottoposte altre località italiane gravate da tale incombenze».
La proposta, secondo Ruffini, a Sulmona potrebbe avere anche un importante seguito legato all’uso della caserma Battisti, chiusa da quasi due anni. «In particolare, a Sulmona, si avrebbe anche la possibilità di ospitare, alla caserma Cesare Battisti, ormai dismessa da tempo dalla sua originaria funzione militare, i loro mariti e eventuali figli», aggiunge Ruffini. «In questo modo si eviterebbero futili sprechi di fabbricati già esistenti e non utilizzati, quale appunto la caserma, e si renderebbe un servizio necessario alla nazione poiché, comunque, abbiamo l’obbligo di assistere questi migranti». Ma oltre all’assistenza nei confronti dei migranti, l'attenzione di Ruffini si concentra anche sugli sprechi nella sanità regionale. «È necessaria l’eliminazione degli sperperi», incalza, «come quelli della Asl di Pescara, con l’acquisto della palazzina da 6 milioni di euro per ospitare gli uffici e la direzione. In più gli incentivi previsti dalla Comunità europea per l’assistenza agli immigrati potrebbero costituire una preziosa risorsa per risanare le disastrate casse della sanità abruzzese».
Un’altra proposta che ha fatto discutere sul punto nascita è stata quella del movimento “Ripensiamo il territorio” sulle spese a carico dei cittadini. Secondo i calcoli degli attivisti della coesione territoriale, il reparto avrebbe un costo di circa 3 milioni e 600mila euro all’anno, che divisi per gli 80mila residenti del Centro Abruzzo farebbero 45 euro, cioè 12 centesimi al giorno. (f.p.)
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