Quadri spariti, scontro politico De Santis: «È una figuraccia»

2 Agosto 2021

Il consigliere d’opposizione ha sollevato il caso della restituzione dei dipinti dell’artista Pellicciotti: «Non si può trattare così il patrimonio culturale, in 25 anni non si è riusciti a trovare una collocazione»

L’AQUILA. «La figuraccia del Comune in merito alla sparizione di dieci quadri dell’artista Tiziano (Tito) Pellicciotti riguarda l’aspetto patrimoniale delle opere scomparse, ma soprattutto l’aspetto culturale e politico». A tuonare contro il Comune è Lelio De Santis, capogruppo di Cambiare Insieme, che aveva sollevato il problema della restituzione delle opere d’arte agli eredi (sancita dopo tre sentenze: Tribunale, Corte d’Appello e Tar) con un’interrogazione con la quale chiedeva le ragioni per le quali l’Ente non aveva saputo valorizzare quella donazione. Opere d’arte che il Comune è stato costretto a restituire a quegli stessi eredi poiché in 25 anni non si è riusciti a trovare una giusta collocazione a quella donazione. E qui è venuto fuori il giallo delle dieci opere di cui si sono perse le tracce. Fatto svelato nella risposta scritta dell’assessore al patrimonio Vito Colonna all’interrogazione di De Santis. Colonna ha di fatto dichiarato che tutte le opere rinvenute negli uffici e nel deposito comunale sono state restituite agli eredi dell’artista, men che 10 che, seppur presenti nel catalogo e nell’inventario, non si trovano più. Svanite nel nulla. E non si esclude l’ipotesi del furto o della distruzione dei dipinti.
«La sentenza del Tar che nel 2018 ha imposto al Comune la restituzione delle opere d’arte di Pellicciotti agli eredi per inadempienze delle clausole dell’atto di donazione», incalza De Santis, «rappresenta uno schiaffo sonoro alla giunta. Un’amministrazione che, come e più delle altre che l’hanno preceduta, non è stata capace di rimediare, anche se in ritardo, all’imperdonabile figuraccia istituzionale, riaprendo un rapporto positivo con gli eredi e magari allestendo delle sale di esposizione in onore di Tito Pellicciotti. La giunta guidata dal sindaco Pierluigi Biondi, al contrario, attraverso l’avvocatura ha mostrato disinteresse verso i beni culturali donati e verso il gesto di amore fatto all’epoca dall'artista per la città dell’Aquila, lui natio di Barisciano! Ancora più grave è che qualcuno nel Palazzo abbia pensato all’acquisizione al patrimonio comunale dei quadri, essendo beni di pubblico interesse, come se si trattasse di un terreno da espropriare per realizzare una strada e non considerando il valore artistico delle opere e la bontà dell’atto della donazione. Naturalmente, la risposta sul piano culturale alla mia interrogazione non c'è stata da parte del sindaco, in qualità di assessore al ramo. Né la risposta dell’assessore al Patrimonio ha fatto menzione del danno arrecato dal Comune agli eredi di Pellicciotti per la scomparsa di diversi quadri di valore e di eventuali azioni nei confronti dei dirigenti che si sono succeduti per mancata vigilanza. Certamente, L’Aquila non può fare queste figuracce se vuole chiamarsi a pieno titolo città d’arte e di cultura. E soprattutto deve avere un progetto di politica culturale basato non solo sugli eventi musicali o teatrali ma anche sulla cura, la fruizione e la valorizzazione dei suoi beni culturali».
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