Quando disse agli aquilani «Siete chiusi e invidiosi»

28 Aprile 2023

L’AQUILA. Dalle critiche sulla ricostruzione alla posizione del crocifisso. Dalle riserve su interventi di restauro alle bacchettate ai governanti di turno, dagli enti locali a palazzo Chigi. Non...

L’AQUILA. Dalle critiche sulla ricostruzione alla posizione del crocifisso. Dalle riserve su interventi di restauro alle bacchettate ai governanti di turno, dagli enti locali a palazzo Chigi. Non solo. Le parole dello storico Raffaele Colapietra sono andate a colpire l’orgoglio profondo di una città specie quando, nel demolire Sant’Agnese, riservò agli aquilani aggettivi come «chiusi, invidiosi, classisti e ipocriti», con buona pace degli sforzi del Pianeta Maldicenza di accreditare la tradizione. «Pensiamo al Novecento», si trovò a dire, «quando l’istituzione per eccellenza della società aquilana era la lettera anonima. Ne arrivavano a centinaia: era la quintessenza della società del tempo. Siamo una città fondata sul gesuitismo, vicinissima a Roma, che potrebbe dialogare in una lingua cosmopolita. Invece, ci si diletta a infangare il nome altrui e a godere nel farlo, colpendo la sfera privata, sentimentale o politica». Politica e religione che nelle parole dello storico non hanno mai collimato bene. «Il crocifisso», disse, «non deve stare né nell’aula del consiglio comunale, né nelle caserme, né nelle scuole. Ma soltanto nei luoghi di culto». Di qui giorni di polemiche. Come quando ad Avezzano si oppose al trasferimento degli agenti della polizia locale a palazzo Torlonia evocando «i Lanzichenecchi e il Sacco di Roma». Sempre a proposito di religione, arrivò a bollare il riconoscimento Unesco della Perdonanza come «un pezzo di carta che darà più senso alla ricorrenza». Del resto, Colapietra ha sempre saputo guardare la realtà con il giusto distacco, anche nel caso della corsa per la capitale della Cultura 2022 che poi premiò Procida. «La città ha tutto da guadagnare, ma diciamo la verità: non ha credenziali per questo titolo». Celebre il battibecco con il sindaco Pierluigi Biondi in merito allo stato di abbandono di alcuni luoghi della cultura, a partire dalla biblioteca e sulla fruizione dell’arte. Colapietra si trovò a parlare anche di «una sordità nei confronti di queste problematiche che non ha colore politico». Le sue riserve, sovente fondate su basi storico-culturali, non risparmiarono neanche lo stemma della città: «il “Phs” è frutto di un errore, togliamo tutto, anche la scritta “Immota manet”, che non è che la negazione dell’Aquila: una città che tutto può fare tranne che rimanere immobile».
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