Quando l’abito da sposa usato dona amore

21 Marzo 2019

Successo per il negozio Caritas della città che aiuta i meno abbienti: il ricavato va in opere di dignità

AVEZZANO. Uno degli ultimi progetti della Caritas diocesana, fortemente voluto dal vescovo di Avezzano, monsignor Pietro Santoro è il negozio dell’usato “Dono & Ridono”. Si trova in corso della Libertà 4 da ottobre scorso e offre ai cittadini uno spazio-laboratorio nuovo di idee e di processi. Attualmente è gestito da 8 volontari, che seguono la filosofia del riciclaggio e della valorizzazione di molti oggetti. Ci si occupa di recuperare, sistemare e rielaborare a titolo gratuito indumenti, utensili, abiti, monili, giocattoli. «In particolare, da pochissimo», afferma Lidia Di Pietro, responsabile della gestione dei volontari, «si è deciso di prendere anche mobili e di allestire la parte dedicata agli abiti da sposa e da sposo, che ovviamente vengono risistemati per la bella occasione: in questo modo per il giorno in cui si suggella l’amore si fa un ulteriore gesto d’amore!».
All’interno del locale si può vedere ricreato un ambiente domestico con oggetti di svariato tipo, ognuno con una propria etichetta. E vi è la possibilità di comprare la merce a prezzi bassisimi. Il ricavato ottenuto viene investito nelle opere di dignità e di promozione umana con l’obiettivo principale di valorizzare la persona, soprattutto se a rischio di emarginazione. Tale progetto, guidato da don Carmine Di Bernardo, si erige su fondamenta piene di speranza e generosità, cercando di creare un tetto sicuro sul quale poter contare. Le donazioni di oggetti, lasciati su qualche scrivania a prendere polvere, e gli eventuali restauri, possono dare una seconda chance a quest’ultimi, con la duplice funzione dell’utilità sociale ed ambientale. Si vuole infatti oltrepassare i confini del consumismo sfrenato. L’atto di donare rispecchia gli ideali di una comunità basata sul riuso e il riciclo, contro la cultura dello scarto che investe i beni materiali e le persone. «È infatti questo lo spirito del nostro progetto», insiste Di Pietro, «che oltre ai volontari prevede la possibilità di dare lavoro e formazione a quelle persone che hanno avuto una vita drammatica o ai tanti socialmente esclusi. Lo scopo comune è quello di dare la possibilità a chiunque di creare una base per un progetto, probabilmente di vita, un sogno, che finora purtroppo non è stato possibile. Si tratta di una famiglia a 360 gradi, dove è possibile aiutare, ma anche essere aiutati. Una donazione potrà rendere felice e a qualcuno può cambiare la vita».
Angelo Gabriele Andreozzi
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