Quando la valanga strappò 4 vite I soccorritori: «Giorni terribili»

23 Gennaio 2024

Dalla prima telefonata alle ricerche: «C’erano pendii ripidi carichi di neve, il rischio era alto anche per noi Fatto di tutto per restituire alle famiglie un corpo su cui piangere, siamo andati avanti per loro» 

AVEZZANO. Quando i primi soccorritori stanno per mettersi sulle tracce di Valeria Mella, Gianmarco Degni, Gian Mauro Frabotta e Tonino Durante, la notte ha appena iniziato a impossessarsi della montagna carica di neve. Mentre la coltre bianca finisce in balìa delle raffiche di vento, giù a valle – nel vecchio campo sportivo di Forme di Massa d’Albe che diventerà il cuore nevralgico delle ricerche – la squadra della sezione di Avezzano del Soccorso alpino è pronta ad affrontare la tormenta. Di lì a poco arriveranno anche i soccorritori della Guardia di finanza, dopo ancora sarà la volta di carabinieri, polizia, vigili del fuoco ed Esercito. Una mobilitazione generale, a sconfinare da gradi e divise. Da qualche ora della sera del 24 gennaio 2021 non si hanno tracce dei quattro, partiti di buon mattino da Casale da Monte, piccola vallata che si distende ai piedi del Velino, per incamminarsi verso la vetta del Colle del Bicchero. Un’escursione come tante, alla perenne ricerca della bellezza celata dai monti.
L’ALLARME
L’allarme è scattato nel tardo pomeriggio. Alla stazione di Avezzano del Cnsas arriva una telefonata drammatica. La ricorda il capostazione Fabio Manzocchi: «Fabio, Gian Mauro è andato sul Velino e non è ancora tornato». Dall’altra parte della cornetta c’è il papà Mauro. «A quel punto», ricorda Manzocchi, «allertai subito la squadra e ci recammo sul posto. Il tempo era pessimo: freddo, neve e forte vento. Ma ci mettemmo lo stesso sulle tracce dei ragazzi». I primi soccorritori lasciano il campo base di Forme prima delle 20: torneranno a notte fonda, poco dopo le 3. C’è nebbia fitta, la neve non vuole saperne di scendere dal cielo. Ma si vedono alcune tracce. Portano a Valle Majelama, un sentiero soffocato tra due pareti di roccia. Lo ricorda bene Francesco Mastropietro, vice comandante del soccorso alpino della Guardia di finanza dell’Aquila: «Passo dopo passo, aumentava sempre di più la percezione del rischio: i pendii carichi di neve, la valle chiusa, il vento fortissimo, il buio e la nebbia. Uno scenario che faceva paura». La paura, anche per i soccorritori, era uno spauracchio che compariva dalla bufera: «Durante le attività non ci pensi, ma poi riguardando le immagini capisci a quali rischi siamo andati incontro anche noi». La situazione, dunque, pare subito critica: «Il pericolo valanghe era elevatissimo», racconta ancora Manzocchi, «e anche il giorno seguente le condizioni meteo non migliorarono». Fu quella prima notte drammatica a portarsi via la speranza di trovare ancora in vita Valeria, Gianmarco, Gian Mauro e Tonino. «La squadra salita in cima trovò le tracce dei quattro, c’era tantissima neve. A un certo punto videro davanti a loro un muro bianco: era un’enorme valanga venuta giù». È quella che ha travolto i quattro escursionisti, a qualche centinaia di metri dalla Sella del Bicchero.
LE RICERChE
Le ricerche vanno avanti per altri 25 giorni, fin quando non viene recuperato il quarto e ultimo corpo. Un’attività senza precedenti grazie alla collaborazione di tutti i Corpi dello Stato arrivati da tutta Italia: «Abbiamo fatto di tutto per restituire alle famiglie un corpo su cui piangere. Siamo andati avanti soprattutto per loro. Ho buttato la mia vita in quei giorni», dice il capostazione Manzocchi. Paolo Di Quinzio, delegato regionale del Soccorso alpino, ricorda così quelle giornate infinite sul Velino: «Una situazione logorante, ma le forze coinvolte hanno messo tutto nelle ricerche. L’apparato ha funzionato perché abbiamo lavorato in sinergia». «La tragedia del Velino», evidenzia Daniele Perilli, presidente del Soccorso alpino regionale, «lascia in eredità la consapevolezza di diffondere sempre di più la cultura della prevenzione e della sicurezza in montagna. Abbiamo avviato una serie di attività, anche con gli altri Corpi coinvolti, per informare e formare. Solo così è possibile abbassare la soglia di pericolo che nasconde la montagna».
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