Quarto cantone, in ballo 42 milioni

26 Novembre 2019

C’è il progetto di recupero del simbolo della mancata ricostruzione

L’AQUILA. Il “Quarto cantone” nel cuore del centro storico è diventato ormai l’emblema della mancata ricostruzione pubblica. Un progetto di recupero in realtà c’è ed è stato messo a punto dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche. Il valore complessivo dell’intervento (l’edificio comprende proprietà della Provincia, del Convitto nazionale e della Camera di Commercio) è di oltre 42 milioni ed è il secondo per valore dopo quello del Duomo e degli edifici annessi. Per adesso si punta a far partire il primo stralcio di circa 15 milioni che prevede la “riparazione e il miglioramento sismico dei locali”, compreso il salone della biblioteca provinciale nel quale sarà demolita la volta recente e riproposta quella ottocentesca con gli apparati decorativi. Sul riutilizzo dell’edificio da anni alcune associazioni cittadine hanno avanzato proposte.
Sabato dalle 9,30 alle 12,30, nella sala polifunzionale della Casa del volontariato, ci sarà un convegno pubblico proprio per discutere di come riutilizzare e valorizzare il “Quarto cantone”. L’incontro è stato promosso dal circolo Auser “Insieme L’Aquila” e dal centro di cultura per l’educazione permanente Unla di Ocre e vedrà la partecipazione di tutte le associazioni che nel 2017 firmarono un documento di “proposta” e in particolare Angelus Novus, Archeoclub, Arci L’Aquila, Auser L’Aquila, Giovine L’Aquila, Italia Nostra Sezione dell’Aquila “Carlo Tobia”, Jemo ‘nnanzi, Mamme per L’Aquila, Panta Rei, Policentrica, Pro Natura, Serra International, associazione “Quarto di Santa Giusta”, Muspac, Centro documentazione Cgil, Ordine avvocati, associazione Calliope, Deputazione Storia Patria. Nel documento-appello del 2017 le associazioni aquilane scrivevano: «Registriamo una domanda sociale crescente: restituire un “cuore” alla città, dotare il suo centro storico di un luogo di incontro e di aggregazione che favorisca la ricostruzione dei rapporti sociali e, nello stesso tempo, assicuri uno spazio adeguato e qualificato ad iniziative culturali, artistiche e sociali di carattere locale, regionale e nazionale, in grado di garantire all’Aquila il ruolo che le compete nel panorama culturale nazionale e internazionale. Prioritario è il ritorno ai Quattro Cantoni della grande biblioteca “Tommasiana”. Al piano terra, con il concorso solidale delle istituzioni che ne hanno competenza, puntando sulla piena fruibilità degli spazi interni anche con il concorso di urbanisti e architetti, andrebbero collocate pure le iniziative di privati: ad esempio, una libreria generalista avente particolare attenzione a tutti i settori e, in particolare, alle pubblicazioni sull’Aquila e alle opere di autori e studiosi aquilani; una caffetteria; luoghi di incontro per conferenze e dibattiti. Nel refettorio del Convitto potrebbe collocarsi un ristorante di qualità che valorizzi la cucina aquilana e i prodotti del territorio. La creazione di spazi commerciali, da affittare a privati, consentirebbe all’amministrazione di coprire le spese di gestione delle nuove aree pubbliche. Sempre nel piano terra potrebbe trovare adeguata collocazione anche l’ufficio di informazione turistica della città, per accogliere i visitatori e favorire i contatti con guide abilitate. I proprietari dei locali situati sotto i Portici avrebbero tutto l’interesse a partecipare a un’operazione di recupero e valorizzazione dell’immobile, per la qualificazione delle loro attività».
Di queste e di altre proposte si parlerà sabato alla Casa del volontariato.
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