Quattro anni per la morte di Sara travolta dall’automobilista ubriaco

16 Settembre 2021

Rito abbreviato (e sconto di pena di un terzo) per l’imputato Jarrar, guidava senza la patente La tragedia dell’estetista di Aielli avvenne a inizio 2020, tra pochi giorni avrebbe compiuto 25 anni

AVEZZANO. Quattro anni di carcere. È la condanna inflitta ad Ayoub Jarrar, il marocchino di 27 anni ritenuto responsabile della morte di Sara Sforza. La giovane estetista di Aielli aveva appena 23 anni nell’istante in cui la sua vita si è spezzata per sempre lungo la Tiburtina, a Celano, in un freddo pomeriggio d’inverno. Era il 2 gennaio dell’anno scorso. Sara Sforza era in compagnia del fidanzato Alessio Vergari, 33enne, quando la sua Renault Twingo venne centrata dall’Alfa Romeo station wagon condotta da Jarrar. Nel frontale la marsicana morì sul colpo, mentre il suo fidanzato rimase gravemente ferito. La sentenza di condanna è arrivata a pochi giorni dal compleanno dalla vittima: sabato prossimo Sara avrebbe spento 25 candeline. Ieri Alessio Vergari è tornato di nuovo in ospedale e domani dovrà essere sottoposto a un altro intervento chirurgico (il terzo) al braccio, proprio per le lesioni riportate nello schianto. Probabilmente, fa sapere l’avvocato Lucio Cotturone che lo assiste, non potrà più fare il parrucchiere «per via dei danni permanenti causati dall’incidente».
IL PROCESSO. Il pubblico ministero Andrea Padalino era partito da una richiesta di 7 anni e 5 mesi per l’imputato, ridotti a 5 per via dello sconto di pena di un terzo previsto dal rito abbreviato scelto dalla difesa. Alla fine il giudice del tribunale di Avezzano, Maria Proia, ha condannato Jarrar a quattro anni di reclusione per l’omicidio stradale di Sara e per le lesioni in seguito al ferimento di Vergari. Ieri mattina l’imputato non si è presentato nell’aula 5 del palazzo di giustizia di via Corradini. La discussione si è svolta a porte chiuse. Il giudice ha stabilito una provvisionale sia per Vergari che per l’Associazione vittime della strada rappresentata dall’avvocato Luisa Cornacchia. In attesa dei risarcimenti che verranno quantificati in sede civile. La famiglia di Sara Sforza non si è costituita parte civile. Poco dopo le 13 la sentenza di primo grado contro la quale Jarrar potrà presentare ricorso in Appello. L’avvocato Leonardo Casciere aspetta di conoscere le motivazioni della sentenza «per valutare, insieme all’assistito, le prossime mosse». In caso contrario, trascorsi i termini previsti dalla giustizia, il 27enne potrebbe essere arrestato, rischiando di finire di nuovo in carcere. Al momento il marocchino è gravato dall’obbligo di dimora nel comune di Avezzano. Mentre tra detenzione in carcere e arresti domiciliari ha già scontato circa un anno di pena. L’imputato è stato giudicato secondo il rito abbreviato condizionato dalla ricostruzione del sinistro. Richiesta presentata dal suo legale e accolta dal giudice.
LA SUPERPERIZIA. La superperizia affidata al geometra Cristiano Ruggeri ha stabilito che l’Alfa Romeo 159 condotta da Jarrar viaggiava verso Pescina a una velocità non inferiore a 80 chilometri orari (il limite era di 70) «ponendo in essere una manovra di sorpasso, azione vietata dalla segnaletica orizzontale e verticale, in un luogo con ridotta visuale sia per la presenza di un dosso segnalato che per l’illuminazione crepuscolare, invadendo ed ostruendo in tal modo la corsia opposta al momento percorsa dalla Renault Twingo legittimamente in corsia». Come accertato dai carabinieri, in Italia da clandestino, Jarrar era sotto l’effetto di alcol, droga e senza la patente di guida che gli era stata precedentemente ritirata. Secondo quanto ricostruito dal perito «Sara era diretta verso Avezzano a una velocità di circa 90 chilometri orari; dava prova di aver tentato una manovra di emergenza, anche se infruttuosa», tuttavia «la condotta alternativa della Twingo, entro i limiti di velocità, non avrebbe avuto effetto su cinematica e impatto».
LE POLEMICHE. La vicenda della morte di Sara Sforza aveva fatto molto scalpore in Abruzzo e non solo. Nelle ore precedenti la tragedia, infatti, erano esplose feroci polemiche poiché la Procura di Avezzano nell’immediatezza aveva deciso di non emettere misure cautelari nei confronti dell’indagato. Non era stato adottato alcun provvedimento in quanto sulla flagranza del reato ci sono sentenze della Cassazione secondo le quali deve esserci la cognizione diretta dei fatti da parte dell’organo di polizia, anche per un incidente stradale. Inizialmente, tra mille polemiche e prese di posizione, anche da parte di leader politici nazionali, era indagato e nulla più. L’arresto per Jarrar era arrivato dopo cinque giorni dallo schianto, mentre si trovava ricoverato nell’ospedale San Salvatore dell’Aquila a seguito delle ferite riportate nell’incidente. A eseguire l’ordinanza di custodia cautelare per omicidio stradale erano stati i carabinieri della stazione di Cerchio su richiesta dal pm Padalino, firmata dal giudice per le indagini preliminari Anna Carla Mastelli. Dopo un paio di mesi aveva lasciato il carcere per continuare la misura cautelare nella sua abitazione. Ora è sottoposto all’obbligo di dimora ad Avezzano.
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