Quegli scienziati che da 35 anni osservano i segreti del cosmo

20 Giugno 2022

Dagli esperimenti di frontiera ai neutrini, la lunga storia del centro sotterraneo più grande al mondo Attualmente sono 1.100 i ricercatori da 29 Paesi impegnati in quindici differenti progetti

L’AQUILA. Da 35 anni osserva e studia le stelle, scruta la galassia e le astroparticelle da una posizione privilegiata: sotto 1.400 metri di roccia, nelle viscere del Gran Sasso, dove la schermatura dal flusso dei raggi cosmici è pressoché totale. Nei Laboratori di fisica nucleare sono passati centinaia di scienziati da quando, nel 1979, il professor Antonino Zichichi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare, ebbe la felice intuizione di realizzare un grande laboratorio sotterraneo dedicato alla fisica subnucleare. Domani i Laboratori festeggiano i primi 35 anni di vita impegnati nello studio della fisica dei neutrini naturalmente prodotti nel Sole e nelle esplosioni di supernova, nella ricerca di particelle di materia oscura, di reazioni nucleari di interesse astrofisico e decadimenti rari. La cerimonia si terrà all’auditorium del Parco, all’Aquila, alla presenza del presidente dell’Infn, Antonio Zoccoli, e del direttore dei Laboratori, Ezio Previtali.
PRIMATO MONDIALE
Per dimensioni e ricchezza della strumentazione scientifica, i Laboratori del Gran Sasso sono il centro di ricerca sotterraneo più grande e importante del mondo, finanziato dall’Infn, l’ente che in Italia coordina le ricerche nella fisica nucleare, subnucleare e nella fisica delle particelle elementari. Le opere di scavo per la costruzione delle sale sotterranee hanno avuto inizio nel 1982 per terminare tre anni più tardi, ma l’attività di ricerca ha avuto inizio nel 1987. I Laboratori accolgono scienziati provenienti da 29 Paesi diversi: attualmente sono 1.100 i ricercatori impegnati in 15 esperimenti in diverse fasi di realizzazione. Le strutture sotterranee, tre grandi sale sperimentali di circa 100 metri di lunghezza, 20 di larghezza e 18 di altezza, sono collocate all’interno di un tunnel autostradale lungo dieci chilometri, sotto il Gran Sasso.
35 ANNI DI VITA
«Nel percorso scientifico dei 70 anni dell’Infn, la realizzazione dei Laboratori del Gran Sasso è stata sicuramente un’importante pietra miliare», dichiara Previtali, «in 35 anni di attività scientifica nei Laboratori del Gran Sasso non sono stati realizzati solo esperimenti di frontiera che hanno esplorato i segreti del cosmo. È nata anche una comunità scientifica di ricercatori e scienziati che hanno, negli anni, condiviso obiettivi e strategie per indagare i segreti della natura e dell’Universo». La Terra è continuamente colpita dai raggi cosmici, particelle di origine galattica ed extragalattica, che costituiscono un segnale di disturbo da cui i fisici devono proteggere i propri apparati sperimentali per studiare fenomeni rari o particelle dalle proprietà ancora per lo più sconosciute, come i neutrini o le particelle di materia oscura. I 1.400 metri di roccia che sovrastano i Laboratori costituiscono una copertura tale da ridurre notevolmente il flusso dei raggi cosmici.
STUDI E RICERCHE
I Laboratori costituiscono una delle principali strutture per la ricerca scientifica in Italia e collaborano con gli altri centri dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, con l’Università dell’Aquila e il Gran Sasso Science Institute. Nella sua storia hanno ospitato numerosi esperimenti e studiosi da tutto il mondo, compresi i premi Nobel per la fisica Barry Barish e Carlo Rubbia. Uno degli esperimenti più longevi, effettuati all’interno dei Laboratori, è il Gallex che, dagli anni Novanta fino al 2005, ha studiato i neutrini solari: i dati raccolti hanno confermato che il flusso dei neutrini elettronici solari, che arriva sulla Terra dal Sole, è inferiore a quanto previsto dai modelli solari. Nel 2014, l’esperimento Borexino ha misurato direttamente, e per la prima volta, i neutrini primari dalla fusione protone-protone.
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