«Quel brigatista catturato dopo 40 anni»

La vedova del prefetto Simone, morto a marzo ad Avezzano, commenta l’arresto dell’ex Br Di Marzio
AVEZZANO. «Nicola ripeteva sempre che la giustizia avrebbe fatto il suo corso. E non è andata così forse? Quasi 40 anni dopo lo hanno preso. Certo non è molto una misura come l’obbligo di firma, ma l’importante è che a questo punto sia garantita l'estradizione». È la riflessione di Giovanna Zugaro, vedova del prefetto Nicola Simone con quale ha vissuto ad Avezzano fino al marzo scorso quando l'ex prefetto è morto. Solo tre giorni fa aveva esultato per la cattura a Parigi dell'ex esponente delle Brigate Rosse Maurizio Di Marzio, 61 anni, che aveva sparato e ferito il marito nel 1982. Ma la sua soddisfazione, come emerge dalle dichiarazioni rilasciate al Corriere della sera, è durata poco perché l'ultimo degli ex terroristi per il quale l'Italia chiedeva l'estradizione è stato subito rimesso in libertà.
Di Marzio ad aprile era sfuggito all’arresto, scattato invece per gli altri nel corso dell’operazione “Ombre Rosse”. Poi è stato preso. Ora però è fuori di nuovo, anche se gli è stato imposto l’obbligo di firma ogni 15 giorni. La sua pena, come stabilito dalla Corte d'Assise di Roma lo scorso 8 luglio, non è ancora prescritta e deve scontare un residuo di 5 anni e 9 mesi di carcere per i reati di banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona, rapina. Dagli inizi degli anni Novanta era in Francia, grazie alla «dottrina Mitterand». Nicola Simone, dirigente della polizia di Stato fino al 2003, quando fu nominato prefetto dal Consiglio dei Ministri, è morto ad Avezzano all’età di 81 anni, nell’abitazione in cui viveva con Giovanna Zugaro. L'ex prefetto viene ricordato per essere stato in prima linea nella lotta alle Brigate Rosse, ma anche per il suo lavoro in Albania contro il traffico di esseri umani e l’arrivo in Italia di clandestini. Il 6 gennaio del 1982 aveva ricevuto la Medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione: «Funzionario di Pubblica Sicurezza, pur consapevole del gravissimo pericolo cui si esponeva, assumeva l’incarico di condurre e coordinare delicate e pericolose indagini, che portavano alla conclusione di brillanti operazioni di polizia. Vittima di un tentativo di sequestro da parte di alcuni terroristi armati penetrati con inganno nella sua abitazione, con estremo coraggio e decisione reagiva prontamente con l’arma in dotazione. Sebbene gravemente ferito, colpiva a sua volta un criminale, e messi in fuga gli altri aggressori ne consentiva poi, l’individuazione e l’arresto». «Era il giorno dell’Epifania del 1982», ricorda la signora Zugaro, «gli spararono tre proiettili in faccia, ma dopo un lungo ricovero si è salvato. Al contrario di altri colpiti dai terroristi ci è andata bene. Finalmente il colpevole è stato assicurato alla giustizia anche se con una misura come l'obbligo di firma, ma l'importante è che a questo punto sia garantita l'estradizione». (p.g.)
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