«Quel giorno in autostrada a caccia degli annuari»
Ha dato molto, moltissimo alla cultura il professore Walter Tortoreto. Ha dato molto, moltissimo alla conoscenza, alla divulgazione, all’organizzazione musicale. Ha dato molto, moltissimo al...
Ha dato molto, moltissimo alla cultura il professore Walter Tortoreto. Ha dato molto, moltissimo alla conoscenza, alla divulgazione, all’organizzazione musicale. Ha dato molto, moltissimo al giornalismo di qualità. Quel sorriso sornione, equilibratamente ironico che solo lui sapeva esprimere me lo ricorderò, ce lo ricorderemo. Desideravo tanto scrivere di musica. Andai da lui a chiedere consiglio che ero poco più di un ragazzo. Mi accolse un uomo di un’amabilità e cordialità straordinarie, che non faceva pesare la sua sterminata cultura. Mi ascoltò con attenzione. Poi, con benevolenza paterna, mi disse. “Scrivi con testa, cuore e animo liberi. Trasmetti passione ed emozione. Sappi rappresentare i colori della musica. Ma soprattutto scrivi per il lettore. Mai per te stesso”. Uomo saggio, il professore. Ma soprattutto libero. Negli anni Walter ha partecipato da protagonista attento e illuminato a tutti i passaggi che in qualche modo hanno segnato la storia culturale e politica della città. Discreto, interessato, sempre rispettoso e incredibilmente umile. Con lui si parlava di tante cose diverse, e raramente faceva riferimento ai suoi lavori, ai suoi meriti artistici e accademici. Non c’era in alcun modo esibizione di sapienza piuttosto la voglia di trasmettere l’arte del bello. Il modo in cui non pesava sull’interlocutore, ma lo illuminava, era un modello di sapienza discreta, rarissima nel mondo in cui viviamo. Ma c’era anche Walter, il professore sanguigno. Capitava spesso di essere convocati dai politici di turno per affrontare il tema “cultura”. In effetti alla fine della fiera si parlava solo di quattrini (pochi) da destinare ad attività ed enti culturali. È qui che a Walter “partiva l’embolo”....non si rassegnava. Lui parlava di progetto culturale per la città, per la regione. Si sgolava cercando di far percepire ai suoi distratti interlocutori la necessità di tessere una strategia comune, partecipata, democratica. Parlava della necessità di coinvolgere le nuove generazioni. E questo era Don Chisciotte Tortoreto. Ma lui era molto di più. Sapeva anche essere un manovale della musica. Scrisse per la “Barattelli” l’annuario. Mancavano pochi giorni alla presentazione dei due volumi. Ma la tipografia di Teramo dove stavano stampando l’opera era in ritardo. L’avvocato Carloni ci convocò. “Dovete partire subito per Teramo e strappare almeno una dozzina di copie per la presentazione. Per questo vi concedo di andare con la mia Citroen”. Era un ordine... Saltammo in auto. Sotto la galleria del Gran Sasso (eravamo a gennaio...) si rompe la chiusura del finestrino che resta aperto per tutto il resto del viaggio. Non si sa come, mezzi assiderati, riusciamo a consegnare all’avvocato una ventina di volumi. Carloni ci guardò sospettoso. Poi pose la mano sulla spalla di Walter il professore.... “da oggi tu non ti chiamerai più Walter. Ma Salvatore”, disse austero. “Sì, Salvatore della Barattelli”. Io e Walter ci guardammo. Sorridemmo e andammo in cucina a riscaldarci col celebre caffè di casa Carloni. Quello che ti lasciava sveglio per almeno due giorni, tanto era forte. Ciao Walter. Professore ci manchi già.
*segretario generale
della Sinfonica Abruzzese
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