«Quel pateracchio del distretto e della Rossi»

9 Dicembre 2017

L’ex assessore Di Stefano: l’accordo è un artifizio per beffare l’amministrazione e Biondi c’è cascato. La De Amicis doveva andare al Comune per poi scambiarla

L’AQUILA. «Un pateracchio. Mentre l’ex amministrazione Cialente ha sottoscritto accordi concreti, come gli alloggi militari a Villa Gioia – dove sono stati realizzati i parcheggi a raso – o l’ex aeroporto militare di Bagno o, ancora, l’area demaniale alla stazione (dove c’è il Mercato contadino), l’attuale amministrazione ha messo la pietra tombale sull’ex distretto militare De Amicis e, di conseguenza, sull’area della ex caserma Rossi».
ACCORDO CAPESTRO. Pietro Di Stefano, ex assessore della giunta Cialente e presidente provinciale del Partito democratico, punta il dito contro l’accordo firmato dal sindaco Pierluigi Biondi con vari ministeri e l’Agenzia del demanio, e sul direttore di quest’ultima, Roberto Reggi.
«Secondo il decreto legislativo 39 del 2009, l’ex distretto militare doveva passare al Comune, senza oneri per l’amministrazione locale, “una volta libera dalla funzioni militari ivi presenti”. Ma tutti sappiamo che in quel complesso le funzioni militari non esistevano più già molto tempo prima del terremoto del 2009», spiega Di Stefano. «L’area della De Amicis doveva servire al Comune come “merce di scambio” per acquisire l’ex caserma Rossi, dove l’amministrazione Cialente aveva individuato il polo scolastico».
IL PATERACCHIO. «Dove sta il pateracchio? Con l’accordo-artifizio firmato a inizio settimana, l’ex distretto De Amicis se lo prende l’Agenzia del demanio, per farne uffici dello Stato. Un artifizio, perché nell’accordo non si cita il decreto legislativo 39/2009, furbescamente, tra le norme di riferimento. Se lo avesse acquisito il Comune, come previsto, avrebbe potuto scambiarlo, senza oneri a carico, con l’ex caserma Rossi. In questo modo, invece», sottolinea Pietro Di Stefano, «non è scritto da nessuna parte, nell’accordo, che la ex Rossi vada al Comune e senza esborso di denaro (e gli oneri sono molto costosi)».
LA TRAPPOLA. «Noi, come amministrazione Cialente, non siamo riusciti a firmare l’accordo proprio perché volevamo evitare questa situazione, che penalizza fortemente il Comune e l’intera comunità aquilana. Invece la trappola è scattata e Biondi ci è cascato. Così oggi la confusione regna sovrana e in questa situazione qualcuno cerca di strapparci qualche scampolo di carriera, annusando l’aria che respira». Il riferimento, affatto implicito, è al direttore dell’Agenzia del demanio, Roberto Reggi, che ha partecipato alla firma dell’accordo. «Lui, come dirigente del demanio, non doveva ancora partecipare, perché l’ex distretto era un’area destinata al Comune, quindi una facenda tra l’ente locale e il ministero della Difesa, come per le aree precedenti», sostiene Di Stefano.
REGGI, PAROLE AMARE. «Ma la cosa che amareggia è che dopo tutto quello che abbiamo subìto con il terremoto, in otto anni di amministrazione, Reggi avrebbe dovuto usare parole diverse e avrebbe dovuto avere più rispetto per chi ha amministrato in condizioni di emergenza totale. Noi siamo rimasti fermi, e questo Reggi lo sa benissimo, perché abbiamo chiesto all’amministrazione dello Stato una strategia, un programma, per i suoi edifici. Non possono svegliarsi la mattina e decidere cosa vogliono e cosa no».
IL CANE SI MORDE LA CODA. «Hanno prima cartolarizzato gli uffici finanziari dietro al Palazzo di giustizia, vendendo a privati e pagandoci l’affitto. Adesso vogliono fare il percorso inverso. Prima l’Agenzia del demanio era proprietaria dell’immobile e lo ha venduto per fare cassa. Adesso vuole scrollarsi di dosso l’affitto passivo. E così il cane continua a mordersi la coda. E il Comune non ha nessuna garanzia per l’ex caserma Rossi. Altro che polo scolastico! Con questo ho voluto dimostrare», conclude il presidente del Pd, «che, al contrario di quanto sostiene Reggi, cioè che tutto si sta muovendo ora con l’amministrazione Biondi, noi eravamo molto più avanti. Invece dopo questo accordo, tutto resta consegnato al “vedremo” e “faremo”, con un salto nel buio, economico, per il Comune nella eventuale acquisizione della Rossi».
LOLLI E LA CAMPOMIZZI. Sempre in tema di caserme e sempre in riferimento all’accordo firmato, ma con particolare attenzione al ministero della Difesa, il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli – tra i firmatari del protocollo d’intesa per la parte che riguarda la Difesa – rassicura Udu e Adsu sul destino degli studenti e della sede dell’Azienda per i diritti allo studio degli studenti universitari, ospitati nelle palazzine della caserma Pasquali-Campomizzi, che dovrebbero tornare all’Esercito.
UDU E ADSU TRANQUILLI... «Basta leggere gli articoli 3, 4 e 7 del Protocollo d’intesa (“... la Regione Abruzzo si impegna a promuovere la ricostruzione degli alloggi universitari che consentirà la restituzione al ministero della Difesa delle palazzine in uso temporaneo all’Adsu, ubicate all’interno della caserma Pasquali-Campomizzi”)», afferma Lolli, e si evince che «ci sono tutte le condizioni, garanzie e tempi per un progetto condiviso che assicuri “una soluzione equivalente e alternativa pronta, gestibile dall’Adsu, ben localizzata nel contesto urbano e con un’adeguata rete di servizi, prima di procedere alla dismissione delle palazzine della Campomizzi”, come chiedono i consiglieri Adsu».
ARRIVA DA LONTANO. Questa operazione», conclude Lolli, «nasce da una proposta e da un progetto portato avanti dalla precedente amministrazione comunale, che prevedeva la messa a disposizione dell’area della caserma Rossi. Ho ascoltato decine di comizi su questa operazione. Io mi sono limitato a dare seguito a un processo utile per la città, per gli studenti e l’Università».
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