«Quel prete ha preso i soldi dell’azienda saltata in aria»

24 Maggio 2015

Le accuse dei fedeli a un sacerdote marsicano, la Procura ha aperto un’inchiesta La raccolta fondi era destinata alle famiglie colpite dalla tragedia di Tagliacozzo

AVEZZANO. È accusato di aver raccolto soldi tra i fedeli della sua parrocchia da destinare alla famiglia Paolelli di Tagliacozzo, proprietaria dell’azienda di fuochi d’artificio saltata in aria l’estate scorsa. Circa duemila euro che però ai Paolelli non sono mai arrivati. Un sacerdote di Avezzano è stato denunciato ai carabinieri della compagnia di Tagliacozzo. L’indagine è stata avviata e sul caso anche la procura della Repubblica ha aperto un fascicolo.

I fatti risalgono all’estate dell’anno scorso. A luglio la più nota azienda di pirotecnica della Marsica, la Paolelli di Tagliacozzo, saltò in aria lasciando dietro di sé morte e disperazione. A seguito della violenta esplosione morirono tre persone Valerio Paolelli, 37enne, figlio del patron dell’azienda, Antonello D’Ambrosio, 33enne di Broccostella (Frosinone) e Antonio Morsani, 47 anni, originario di Rieti. Una triste pagina di cronaca che ha sconvolto la Marsica e l’intero Abruzzo.

Diverse le raccolte fondi organizzate, in tutto il comprensorio, nei mesi seguenti alla tragedia. I soldi venivano chiesti per aiutare le famiglie dei giovani scomparsi, che oltre al terribile lutto, si sono ritrovate improvvisamente senza il lavoro del capofamiglia.

A quanto pare anche il sacerdote avezzanese finito in un vespaio di polemiche ha avviato nella sua comunità di fedeli una raccolta. Dall’altare ha predicato più di una volta che i soldi sarebbero andati alle famiglie colpite dalla sciagura. La comunità ha così subito risposto all’invito del parroco e ha iniziato a fare le donazioni. La cifra raccolta, secondo quanto denunciato dai parrocchiani che si sono rivolti in caserma, si aggira intorno a duemila euro. Soldi che però né ai Paolelli né agli altri familiari colpiti dal lutto sono mai arrivati.

I fedeli della comunità marsicana, molto attenti alle spese della propria chiesa, hanno accertato che i fondi non erano mai arrivati a chi promesso e così si sono rivolti ai militari dell’Arma.

Le indagini sono attualmente in corso e i carabinieri mantengono uno stretto riserbo. Solamente a conclusione degli accertamenti sarà chiaro se il reato contestato sarà quello di truffa, di sottrazione indebita o di furto. (m.t.)

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