Quel telefono era per un boss dei Casalesi

Emergono particolari sul ritrovamento nel supercarcere. Durante una perquisizione scoperte anche due lame
SULMONA. Due lame affilate sono state ritrovate dagli agenti di polizia penitenziaria in altrettante celle del supercarcere di Sulmona. Il ritrovamento è avvenuto nel corso dei controlli da parte del personale in servizio e segue quello più inquietante di un telefonino completo di caricatore e scheda sim, che la polizia penitenziaria ha scoperto sotto il cuscino di un detenuto siciliano, qualche giorno fa. Indiscrezioni trapelate dall’interno della struttura carceraria, indicherebbero che il dispositivo era destinato a uno degli elementi di spicco del clan dei Casalesi, Massimo Mazzitelli, detenuto nel penitenziario peligno. Il telefonino sarebbe stato utilizzato per comunicare con l’esterno.
Episodi che gli addetti ai lavori avrebbero ricollegato con l’ondata di certificati per malattia che ha colpito in questo ultimo periodo il penitenziario: oltre il 20 % degli agenti penitenziari in servizio è assentte. «Non vogliamo renderci complici di una situazione che non ci piace», avrebbe confidato ai familiari più di un agente di polizia penitenziaria, «una situazione che ci sembra anche molto rischiosa se si tiene conto dei carichi di lavoro e delle condizioni di carenza di organico in cui dobbiamo operare».
Dalla direzione del carcere si getta acqua sul fuoco e pur non confermando i recenti ritrovamenti del telefonino e dei due coltelli si sottolinea l'estrema tranquillità che regnerebbe tra i detenuti del supercarcere di via Lamaccio. «È eccessivo fare allarmismi, così come sta avvenendo in questi giorni sui mezzi d’informazione che riportano notizie non veritiere», spiega la direttrice del carcere Silvia Pesante, «certo, su oltre cinquecento detenuti c’è sempre qualcuno più turbolento, ma la maggior parte dei reclusi del nostro istituto ha già alle loro spalle una esperienza detentiva molto significativa e sta affrontando con grande volontà e serenità il percorso di reinserimento. Nel nostro carcere non si registrano situazioni di conflittualità tra detenuti e i controlli, anche se tra mille difficoltà dovute alla carenza di organico che attualmente si riscontra nella maggior parte degli istituti di pena italiani, vengono effettuati con grande perizia e professionalità da parte del personale in servizio».
Intanto la Uil Penitenziari, proprio a seguito della grave carenza di organico che si registra nel carcere di Sulmona, soprattutto dopo il ricorso alla malattia di 50 agenti su 250, ha confermato lo stato di agitazione di tutto il personale in servizio.
«Sono allo studio eclatanti manifestazioni di protesta», conferma Mauro Nardella, vice segretario regionale della Uil Penitenziari.
Claudio Lattanzio
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