Quell’antico legame tra L’Aquila e Celano svelato da Antonini

22 Luglio 2023

Il nunzio apostolico “corregge” la fondazione del capoluogo «Anche qui i marsicani deportati, c’è fratellanza genetica» 

Sul Centro di mercoledì è stato pubblicato un articolo sui celanesi esiliati a Malta e nel sud Italia, riferito al doloroso caso della distruzione di Celano nel 1223 da parte di Federico II e del conseguente esilio del conte Tommaso a Roma e di tutti i celanesi fino al 1227. Articolo a corredo di un servizio sulla presentazione, nell’aula romana del Senato, delle iniziative legate all’Anno federiciano e promosse dal Comune. Sul tema è intervenuto monsignor Orlando Antonini, nunzio apostolico, della Diocesi dell’Aquila.

Nei Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da R. Filangieri con la collaborazione degli Archivisti Napoletani, Napoli 1950 ss., vol. III (1952), p. 252, n. 785, si legge di una missiva di Carlo I d’Angiò nel febbraio del 1270 a tutte le autorità e capitani del “Iustitiariatum Aprutii nec non Capitaneriam Aquile” che diano licenza a tutti gli uomini della Contea di Celano residenti nelle terre del Giustiziariato di Abruzzo “et specialiter in civitate Aquile” di tornare liberamente con le loro robbe, se così lo desiderano e “sine aliqua cohercitione”, alle loro “prime abitazioni. Dunque una parte dei celanesi erano stati esiliati non solo “a Malta e nel sud Italia”, come riportato dall’articolo, ma anche in Abruzzo, e “specialiter in civitate Aquile”.
Naturalmente viene da chiedersi: in quale anno i celanesi esiliati presenti ancora all’Aquila nel 1270 furono accolti in essa, se la città fu iniziata a fondarsi come si continua per inerzia ad affermare nel 1254 e Celano a ricostruirsi già nel 1227? Come è noto, è dal 1993 del mio secondo volume sull’architettura religiosa aquilana, e l’ho ripetuto nel 2004 e nel 2017, che io ritengo il 1229 dell’autorizzazione di papa Gregorio IX a fondare Aquila quale inizio “materiale” dell’agglomerato abitativo, che poi nel tradizionale 1254 Corrado IV elevò, ampliandolo, a Città ed a Capoluogo del nuovo Comitatus Aquilanus – fondazione “ufficiale”, questa, giacché non avrebbe senso designare simultaneamente a capoluogo di nuova “provincia” una città ancora da farsi.
Se dunque nel 1270 i celanesi presenti all’Aquila furono autorizzati a tornarsene nella Celano ricostruita è supponibile si siano trasferiti quali rifugiati sul colle di Accula già dal tempo della distruzione di Celano stesso da parte di Federico II con contestuale deportazione dei suoi abitanti, evento che però si era verificato nel 1223, molto prima cioè della fondazione “ufficiale” dell’Aquila. Per questo già nel 1993 potetti avanzare, in Nota, il rilievo per cui «non è da escludere addirittura, viste le date, che l’indicazione decisiva all’inurbamento del colle di Acquili sia venuta appunto dalla necessità sorta di accogliere e dare un riparo e un tetto ai profughi celanesi del detto 1223». Di qui, alla fondazione stessa dell’Aquila, l’intrinsichezza dei primi Aquilani con i Marsicani: con il conte di Celano, cioè, e nel 1253 con il conte di Mareri col quale contrattarono la costruzione-ampliamento della città. Una “intrinsichezza” questa, tra noi Aquilani e Marsicani, e una fratellanza quasi genetica, che è da augurarci vengano presto ristabilite.
(* nunzio apostolico
della Diocesi dell’Aquila)
©RIPRODUZIONE RISERVATA