Quell’orrore a Paganica svelato 78 anni dopo la fine della guerra

La vicenda di Cocciolone ucciso con un colpo di pistola dal nazista ubriaco che gli violentò la moglie Spuntano le carte dell’indagine dai faldoni dell’Archivio di Stato. Il caso venne archiviato nel 1951
L’AQUILA. A Paganica, a metà marzo del 1944, avvenne un omicidio che per movente e modalità fu uno dei più efferati del periodo dell’occupazione tedesca all’Aquila. Un uomo di 66 anni, Berardino Cocciolone, venne ucciso da un militare tedesco dopo che sua moglie di 63 anni era stata violentata in casa, in piena notte. La vicenda è nota a Paganica dove se ne ha ancora oggi un tragico ricordo. Ma dai faldoni dell’Archivio di Stato ora spuntano le carte dell’indagine su quell’omicidio, conservate in un fascicolo definitivamente archiviato nel 1951 «per non doversi procedere in quanto sconosciuto l’autore del reato» e rimasto “sepolto” per quasi 70 anni. Nel fascicolo c’è il rapporto dei carabinieri di Paganica a firma del «maresciallo a piedi» Giuseppe Allegro (campano di origine e che qualche mese dopo si occupò anche della strage nazista di Onna) e la terribile testimonianza della donna violentata. Nelle carte non si fa cenno però a un fatto acclarato da testimonianze che non furono verbalizzate: quando il militare uscì dalla casa dopo «aver fatto i suoi comodi» Berardino Cocciolone, intuendo quello che era accaduto, gli sputò in faccia in segno di massimo disprezzo. Il soldato sparò e lo uccise.
IL RAPPORTO SVELATO
«Si informa che fra le ore 23.49 di ieri 11 marzo 1944 e le ore 1 circa di questa notte, 12 marzo 1944» scrive Giuseppe Allegro «un militare tedesco non identificato, di statura alta, con occhiali, appartenente ai reparti di guarnigione di stanza in questa delegazione, in stato di ubriachezza, è entrato con violenza e con la pistola in pugno nell’abitazione di Maria Perazza fu Giustino di anni 56, nubile e Guetti Erminia Di Michele di anni 42 vedova, abitanti a Paganica in via del Pianello. Il militare ha tentato di commettere atti di violenza carnale nei confronti delle due donne non riuscendovi (scapparono e si nascosero, ndc). Dopo di ciò il militare è entrato nell’abitazione di Berardino Cocciolone di 66 anni che abitava poco distante dalle abitazioni precedenti e lo ha fatto con violenza». «Il Cocciolone che era a letto con la coniuge» prosegue il verbale del carabiniere «si è infilato i calzoni e lasciata solo col tedesco la moglie Emilia (in realtà Ersilia, ndc) Chiaravalle di 63 anni si è recato a chiamare in aiuto il figlio Francesco di 39 anni che abita poco distante ma appena rientrato in casa col figlio il militare tedesco, minacciando entrambi con la pistola, li ha costretti a uscire. Il Cocciolone Berardino ha chiamato un altro vicino di casa, Giustino Cicino, per fargli constatare che avevano rotto la porta di una sua rimessa al pianterreno (ma forse fu un escamotage per creare trambusto e convincere il tedesco a fuggire, ndc). Il Cicino è accorso e constatato che non mancava nulla si è ritirato lasciando il Cocciolone seduto su un gradino di una stalla ad appena 10 metri dalla sua casa e in pubblica via, vestito dei soli pantaloni e scalzo. Trascorsi appena 3 o 4 minuti, il militare tedesco uscito dalla casa ha esploso contro il Cocciolone un colpo di pistola uccidendolo. È stata informata l’autorità locale germanica per le indagini di competenza. Il cadavere è stato rimosso dalla pubblica strada a causa della pioggia dopo di che è stato fatto visitare dal medico condotto di questa delegazione, Attilio Cerone». Emerse che il colpo di pistola raggiunse al petto l’uomo dopo aver attraversato il gomito probabilmente alzato dal Cocciolone per una istintiva difesa.
LA VIOLENZA
Questo il racconto della moglie di Cocciolone verbalizzato più di un anno dopo l’uccisione del marito, a guerra finita.
«Nella notte fra l’11 e il 12 marzo 1944» racconta «mentre ero a letto con mio marito sentimmo bussare violentemente e poco dopo la porta fu spalancata con una spinta. Entrò un tedesco con una pistola in una mano e una lampadina tascabile nell’altra. Senza che avessimo il tempo di alzarci, il tedesco ci scoprì e intimò a mio marito di uscire, così nudo come era. Solo per le mie lacrime e le preghiere di mio marito, il tedesco permise che egli si infilasse i calzoni. Così appena finito, lo cacciò fuori. Io feci l’atto di vestirmi e di allontanarmi ma egli prese le vesti e le buttò lontano facendomi cenno di rimanere a letto. Rimasta sola con il tedesco questi senza spogliarsi si mise a letto accanto a me ma non ebbe il tempo di fare i suoi comodi perché vennero mio marito e mio figlio Francesco. Sentendo venire gente, il tedesco si levò dal letto e all’avvicinarsi dei miei due uomini intimò loro con la pistola in pugno di uscire, cosa che dovettero fare. Allontanati i due uomini, il tedesco, che era visibilmente ubriaco, e che puzzava di liquore, si rimise a letto e si congiunse carnalmente con me senza che io potessi oppormi, pena la vita. Fatti i suoi comodi, il tedesco uscì e trovato mio marito che aspettava fuori dall’uscio gli sparò. Sentendo il colpo di arma da fuoco mi vestii e presi i vestiti di mio marito credendo che egli fosse in casa di mio figlio. Io mi recai lì senza badare a nulla. A casa di mio figlio capii che mio marito era stato ucciso dal tedesco. Per paura di essere a nostra volta uccisi non uscimmo a prestare soccorso. Solo al mattino alcuni parenti si recarono a vederlo».
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