Quelle diciassette vittime rastrellate e poi trucidate

31 Maggio 2023

L’AQUILA. Il 7 giugno 1944, così come hanno ricostruito gli storici, intorno alle 16,30 tre gruppi di partigiani scesero a Filetto, dalla montagna sovrastante dove si erano rifugiati, ed ebbero uno...

L’AQUILA. Il 7 giugno 1944, così come hanno ricostruito gli storici, intorno alle 16,30 tre gruppi di partigiani scesero a Filetto, dalla montagna sovrastante dove si erano rifugiati, ed ebbero uno scontro a fuoco coi militari nazisti. Nell'androne di Palazzo Facchinei si verificò una sparatoria che causò la morte di un soldato (Ludwig Wehn) e il ferimento di un altro (Adolf Schreiner, morto in ospedale poco dopo). Anche tre partigiani (Francesco Sgro, Luigi Marcocci ed Emilio Giamberardini) rimasero feriti nello scontro a fuoco. Il maresciallo Schafer riuscì ad allertare il comando di Paganica che, in breve tempo, giunse a Filetto e, mentre i partigiani risalivano verso la montagna, fu dato inizio alla rappresaglia. La prima vittima fu Ferdinando Meco, che stava bevendo a una fontana; subito dopo fu la volta di Antonio Palumbo, che pare fosse in buoni rapporti coi tedeschi e la cui uccisione causò la reazione del maresciallo Schafer che, però, fu a sua volta ucciso da un commilitone. Il diciassettenne Mario Marcocci, testimone dell’uccisione del maresciallo, fu incaricato di trasferire il corpo su un camion, prima d’essere ucciso anche lui. Il generale tedesco Hans Boelsen diede ordine al capitano Matthias Defregger, all’epoca 29enne, di prendere il comando delle operazioni. Il capitano radunò la popolazione selezionando una trentina di maschi adulti. Dopo aver allontanato minori e anziani, il futuro vescovo ausiliare di Monaco ne “bloccò” quindici. Intorno alle 22, ne ordinò l’esecuzione. Nove persone rimasero uccise, alcuni superstiti si finsero morti mentre altri scapparono tra le strade del paese. Seguì una caccia all’uomo che portò alla cattura e all'uccisione di ulteriori cinque persone. Le vittime furono raggruppate e vennero poi date alle fiamme mentre il resto del paese fu saccheggiato e incendiato.
LE VITTIME
I nomi delle vittime in ordine alfabetico: Gradito Alloggia (1904), contadino; Cesidio Altobelli (1903), contadino; Antonio Celestini (1920), contadino; Loreto Cialone (1887), contadino; Pasquale Cialone (1900), contadino; Clemente Ciampa (1905), contadino; Raimondo Ciampa (1902), contadino; Giovanni Gambacurta (1912), carabiniere; Carlo Marcocci (1894), contadino; Domenico Marcocci (1908), contadino; Tito Marcocci (1924), contadino; Luigi Marcocci (1914), contadino; Mario Marcocci (1927), contadino; Ferdinando Meco (1883), contadino; Antonio Palumbo (1879), proprietario terriero; Sabatino Riccitelli (1896), contadino; Agostino Spezza (1900), contadino. A questi, va aggiunto il capo-raggruppamento tedesco, ucciso da un suo stesso commilitone: Hermann Schafer (1913), maresciallo maggiore della 114ª Jäger-Division. Durante l'esecuzione ci furono anche alcuni feriti. (g.p.)