«Quello del croupier è un lavoro difficile»

20 Novembre 2014

Parla un esperto del settore: si arriva a fare dei turni di otto ore a notte anche sei giorni su sette

L’AQUILA. Tappeti rossi, guanti bianchi, abito da sera e mance che farebbero invidia a chiunque. Dietro roulette e tavoli verdi c’è un ambiente fatto di privilegi e incentivi, con paga base minimun wage che superano anche le 35 sterline (44 euro) l’ora. Ma non è tutto oro ciò che luccica. La prospettiva è quella di andare incontro a un Night Shift (turno notturno) che supera le otto ore, con la possibilità di lavorare anche 6 giorni su sette. «Quando si lavora si può raggiungere livelli di stress molto alti», spiega Matteo Boi, ex croupier ora imprenditore. Trentatré anni, originario della Sardegna, Boi ha lavorato a lungo nei casinò britannici, dal centro di Londra all’hinterland della capitale. Ma il punto di partenza è stato a Manchester, in una struttura piuttosto simile a quella in cui lavorava Francesco Leccese, il giovane trovato assassinato nel suo appartamento di Ladywood, cittadina dell’entroterra di Birmingham. «In un casinò di provincia», spiega, «si lavora con il personale ridotto al minimo. Normalmente un croupier è affiancato da un ispettore di tavolo al fine di prevenire errori nell’erogazione di premi. Ma mentre a Londra ogni tavolo è effettivamente assegnato a un ispettore, nei casinò minori capita che un ispettore debba controllare quattro tavoli insieme. Mi è capitato di assistere a risse verbali a ridosso dell’orario di chiusura», commenta Boi, «proprio perché l’atmosfera si fa incandescente. Già lavorare in un Paese straniero comporta dei carichi aggiuntivi», afferma Boi «bisogna aggiungere che è un lavoro logorante. Prima di diventare croupier, ho fatto esperienze in Erasmus e ho lavorato in Australia, acquisendo così l’esperienza necessaria».

PEZZOPANE. La senatrice Stefania Pezzopane ha scritto in una nota: «L’Aquila piange un’altra giovane vita, spezzata prematuramente. Una morte assurda e inspiegabile. Francesco, un ragazzo coraggioso, che aveva da poco iniziato un percorso lavorativo all’estero. A soli 21 anni avere un lavoro, che corona il sogno di una vita, non è cosa semplice e questo denota un carattere sicuramente deciso. Un sogno, durato troppo poco. Conosco bene la famiglia, a cui sono molto legata. Da madre comprendo il dolore e lo strazio di questo momento. A tutti i familiari vanno le mie condoglianze e un forte abbraccio».