Ragazzi a lezione contro violenza e bullismo

4 Giugno 2024

“Comunità coesa, città più sicura”: ieri la fase finale del corso di formazione seguito da 250 studenti

AVEZZANO. Un corso per gestire la rabbia, comunicare meglio e collaborare con il prossimo e con le autorità. I consigli di un ex detenuto, le relazioni con l’intelligenza emotiva, gli incontri di educazione alla legalità, il coinvolgimento dei genitori e i momenti formativi hanno lasciato un segno sui circa 250 giovani che ieri hanno preso parte, al castello Orsini, alla fase conclusiva del progetto “Comunità coesa, città più sicura”. Il personale, presente nel truck della polizia postale, nell’ufficio mobile della polizia stradale e nello stand della polizia scientifica, ha illustrato le attività svolte quotidianamente dagli operatori e ha raccolto le preoccupazioni e le aspettative dei giovani. Gli studenti hanno visitato i vari stand, presenti anche quelli delle altre forze dell’ordine, provando anche simulazioni virtuali di ciò che accade in stato di ebbrezza o di alterazione. «Non possiamo limitarci a chiedere protezione alle forze dell’ordine ma dobbiamo fare la nostra parte nella sfida per una buona percezione della sicurezza», ha spiegato il sindaco Gianni Di Pangrazio. «Durante il mese di eventi che hanno portato al Giro d’Italia la percezione di insicurezza sembrava scomparsa. Perché una città viva e attrattiva dà tranquillità». Soddisfazione è stata espressa anche da Amalia Di Ruocco, già prefetto, per la quale «la sicurezza come controllo del territorio è un aspetto che riguarda le forze di polizia e i servizi vengono già svolti in maniera egregia. Quanto ai giovani, quello che accade ad Avezzano avviene ovunque: violenza giovanile, bullismo. Per questo abbiamo puntato sulla formazione e sulla cultura che non deve riguardare solo il singolo». I ragazzi hanno compilato dei questionari anonimi dai quali è emersa, a corso finito, la loro crescita in termini di gestione della rabbia, stili comunicativi e buona cooperazione. «Educazione all’affettività e abilità trasversali», ha detto il capo tecnico psicologo della polizia Andrea Pelliccione, «servono a prevenire comportamenti a rischio ma sono utili anche sul lavoro». Molto sentita la testimonianza di padre Giancarlo Marinucci, guida del centro di accoglienza della Madonna dei Bisognosi di Pereto, il quale ha ricordato ai ragazzi che «stare e fare insieme dà una risposta all’insicurezza». (e.b.)
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