Rainaldi: così la città perderà posti di lavoro

L’AQUILA. «La nostra città è sede di importanti istituzioni culturali. Viene da sé un discorso di campanile, motivato anche dalla necessità di salvaguardare l’occupazione. I tagli operati dalla...
L’AQUILA. «La nostra città è sede di importanti istituzioni culturali. Viene da sé un discorso di campanile, motivato anche dalla necessità di salvaguardare l’occupazione. I tagli operati dalla Regione alla cultura equivalgono a oltre cento posti di lavoro e questo è un problema dell’Aquila, già gravata da una pesante crisi occupazionale, non dell’Abruzzo».
Il presidente del Tsa, Ezio Rainaldi, non intende entrare nel merito delle schermaglie, tra le associazioni culturali, che si sono consumate negli ultimi giorni. Non raccoglie neppure le provocazioni dell’Atam, che in una nota lo ha attaccato duramente.
«Di certo», si lascia sfuggire, «chi polemizza come l’Atam continua a fare male a questa città, che ha estremo bisogno di coesione e raccordo. Ma non intendo fare polemica. Rispondo con i fatti a quello che mi viene imputato. Il Tsa sta pianificando una serie di eventi positivi, alcuni già concretizzati: il festival di Spoleto, i Cantieri dell’Immaginario, un ricco cartellone di eventi, l’ambizione di forgiare nuove leve. Penso non vi sia da aggiungere altro». Ma Rainaldi vede il problema da un’altra angolazione. Quella di una «crisi della cultura aquilana», innescata dai tagli ai finanziamenti nazionali e locali, che rischia di mandare in fumo decenni di lavoro e di creare altra disoccupazione. «L’Aquila», spiega il presidente del Tsa, «ha sempre ottenuto cospicui finanziamenti da parte del Ministero, in quanto sede di prestigiosi enti e associazioni. In questa situazione, al di là dell’indubbia valenza culturale, si profila un problema legato al mantenimento dell’occupazione: l’Istituzione sinfonica abruzzese ha 50 orchestrali più gli impiegati, il Tsa una ventina di dipendenti, l’Atam almeno sei lavoratori fissi. Poi ci sono la Barattelli e i Solisti aquilani. Decine e decine di posti di lavoro che rischiano di scomparire». Rainaldi definisce «preoccupante il silenzio della Regione. Chi sta pagando tutto questo è L’Aquila, non l’Abruzzo. Ma, politicamente, è la Regione a doversi assumere le responsabilità di quanto sta accadendo. Il Tsa», incalza il presidente, «è un ente pubblico, della Regione, e come tale merita la massima attenzione da parte di chi dovrebbe finanziarne la prosecuzione dell’attività». Dopo l’allarme lanciato dall’Istituzione sinfonica abruzzese, per la mancata erogazione dei fondi regionali, ad uscire allo scoperto è stata l’Associazione teatrale abruzzese e molisana (Atam). Una coperta corta, quella dei finanziamenti pubblici, sempre più risicati, che non copre le reali esigenze di sopravvivenza degli enti culturali abruzzesi. E che rischia di creare nuove, insanabili, fratture.
Monica Pelliccione
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