Rami e fronde sulle tombe «Intervenga il Comune»

5 Marzo 2016

TAGLIACOZZO. “All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne/confortate di pianto è forse il sonno/dei morti meno duro?”, si chiedeva Ugo Foscolo ne “I sepolcri”. La risposta è no. Non è meno duro. Perché la...

TAGLIACOZZO. “All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne/confortate di pianto è forse il sonno/dei morti meno duro?”, si chiedeva Ugo Foscolo ne “I sepolcri”. La risposta è no. Non è meno duro. Perché la morte è la fine di tutto. E allora le urne a cosa servono? Servono a mantenere vivo il ricordo delle persone che ci hanno lasciato. Prendendoci cura della loro tomba, è come se esse continuassero a vivere in noi e noi in loro. I cimiteri pertanto, devono essere dei luoghi sacri, dove regnino sovrani la pulizia e il decoro. A Tagliacozzo, invece, chi va al camposanto a portare un fiore e a piangere sulla tomba di una persona cara, rischia, nella migliore delle ipotesi, di finire all’ospedale. La maggior parte degli alberi, che lo adornano, infatti, è costituita da pini secolari. I rami di alcuni di essi sono secchi da tempo. E poiché non si è provveduto a tagliarli, col vento, possono spezzarsi e cadere in testa a qualcuno. Talvolta il pericolo non lo si percepisce neanche. Essendo i pini molto alti, i rami spezzati dal vento o dal peso eccessivo della neve non vengono notati. Ma possono venire giù in qualunque momento. Si spera solo che ciò non accada, mentre vi passa qualcuno. Qualche tempo fa un visitatore, per miracolo, non è stato investito da un tronco. Col tempo la situazione è destinata a peggiorare. Cosa aspetta ancora il Comune a intervenire? Che qualcuno al cimitero ci “rimanga”? La polemica seguita, tempo fa, al taglio di alcuni alberi fatiscenti e in un’area peraltro limitata, risulta davvero incomprensibile. Per quale motivo si dovrebbero lasciare in piedi alberi che, come una spada di Damocle, pendono sulla testa dei visitatori? Li si abbatta senza ulteriori indugi. E al loro posto si piantino dei cipressi. Il cimitero ne guadagnerebbe in decoro e in sicurezza. I cipressi sarebbero più consoni all’ambiente. Il nome deriva dalla leggenda di Ciparisso, che per sbaglio uccise un cerbiatto da lui allevato. Per il dolore si tolse la vita e Apollo, commosso per la sua triste fine, lo trasformò nell’albero simbolo del lutto eterno. Nella tradizione cristiana i cipressi simboleggiano l’immortalità. I cipressi, al contrario dei pini, non trasformano le tombe in tappeti di aghi. Che costringono i visitatori a impiegare il tempo alla loro rimozione, anziché dedicarlo ai propri cari.

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