«Recuperare il passato per guardare al futuro»

Alessandra Vittorini: ricostruzione, tanto il lavoro già fatto
L’AQUILA. Centinaia di cantieri aperti, importanti scoperte durante i lavori di restauro e consolidamento del patrimonio monumentale colpito dal terremoto, collaborazione coi numerosi uffici operanti nel territorio. L’attività della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici è stata incessante da subito dopo il sisma. Alla vigilia della riforma del ministero dei Beni culturali, la soprintendente Alessandra Vittorini (foto in alto) traccia un quadro dei risultati raggiunti e delle sfide ancora aperte.
Come cambierà il volto dei Beni culturali in Abruzzo e in particolare all’Aquila nei prossimi mesi?
«Appena la riforma ministeriale sarà conclusa, in Abruzzo, come nelle altre regioni italiane, la Direzione regionale sarà sostituita dal Segretariato, la Soprintendenza architettonica sarà fusa con quella storico-artistica mentre tutti i musei e i monumenti andranno a confluire nel Polo museale regionale; l’archeologia resterà affidata, come prima, a una soprintendenza specifica. Per il solo territorio dell’Aquila e del cratere è prevista anche una nuova “Soprintendenza unica” che riunirà le competenze architettoniche, paesaggistiche, storico-artistiche e archeologiche. I bandi per le figure dirigenziali sono attesi a breve e il nuovo assetto sarà presto una realtà».
A che punto siamo per quanto riguarda la ricostruzione post-sisma del patrimonio culturale?
«L’area investita dal sisma (L’Aquila, con il suo centro storico e le 60 frazioni, e i 56 comuni del cratere, con centri storici e patrimonio diffuso) comprende circa 700 edifici e complessi monumentali privati dichiarati di interesse culturale (circa 500 nel capoluogo e 200 nel cratere) cui vanno aggiunti i numerosi complessi monumentali pubblici tutelati per legge. I progetti presentati in Soprintendenza riguardano circa 130 aggregati con oltre 200 edifici vincolati: quasi tutti nel centro storico, qualcuno fuori città, pochi nel cratere. Tutti autorizzati da tempo – eccetto tre, ancora in attesa di integrazioni progettuali – e tempestivamente trasmessi agli uffici competenti per la concessione dei contributi di legge e l’avvio dei lavori. Ad oggi, infatti, sono più di 110 i cantieri avviati, che vedono di giorno in giorno il completamento dei lavori in molti palazzi cittadini: oltre 20 si presentano oggi praticamente conclusi, con le facciate tornate visibili dopo lo smontaggio dei ponteggi. I progetti approvati comprendono circa i due terzi degli edifici vincolati presenti in città. Per gli altri si attende il completamento delle nuove procedure entrate in vigore dal marzo 2013, che prevedono la gestione unificata da parte dell’Ufficio speciale per la ricostruzione. La Soprintendenza potrà iniziare l’esame dei nuovi progetti non appena verranno trasmessi dall’Usra, al termine della valutazione su base parametrica».
Come è cambiata la città storica dal 2009 a oggi?
«Se nei due anni trascorsi si potevano contare con soddisfazione le gru che aumentavano nello skyline cittadino, a indicare il progressivo incremento dei cantieri avviati, da qualche mese osserviamo i ponteggi che si smontano e le facciate che si svelano. Primi scorci di città che iniziano a tornare visibili. Allora proviamo a cambiare passo, a cambiare sguardo. Basta fare una passeggiata partendo dai Quattro Cantoni, luogo centrale e simbolico della città: su corso Vittorio Emanuele, palazzo Fibbioni è completato e già sede del Comune e palazzo Ciolina ha la facciata ormai restaurata; diversi cantieri quasi finiti si trovano lungo tutto il tracciato, tra cui palazzo Cappelli e palazzo Di Paola; completati da tempo anche alcuni palazzi intorno a piazza Regina Margherita (palazzo Paone e palazzo Bonanni); molti i lavori ultimati anche tra piazza Santa Maria Paganica, via Garibaldi e piazza Chiarino, a palazzo Lely e a palazzo Cappa-Camponeschi, mentre è da poco tornata visibile anche la splendida facciata di palazzo Ardinghelli. A piazza Duomo, sui lati Sud ed Est, sono in corso o ultimati i lavori dei principali edifici: le Poste, la chiesa delle Anime Sante e aggregato adiacente, la Banca d’Italia, l’aggregato Piedipiazza. Dunque, per quanto riguarda il sistema degli edifici e dei luoghi di interesse culturale, la scelta strategica di avviare la ricostruzione a partire dall’asse centrale è stata praticamente portata a termine. Ultimati, o in via di ultimazione, anche Villa Masci e Villa La Silvestrella a viale Duca degli Abruzzi, palazzo Micheletti a via Castello, palazzo Visconti a via Persichetti, palazzo Marinucci a via XX Settembre, il quartiere Incis a Porta Napoli, palazzo de’ Nardis in via Fortebraccio e, fuori città, il Castello Rivera a San Sisto e l’aggregato Madonna delle Grazie a Pettino. A questi si aggiungono anche i primi restauri completati nel cratere. Per un lavoro di così ampio respiro è indispensabile la cooperazione e la condivisione di impegno, di obiettivi, di metodi».
Come vi siete rapportati con gli altri enti e uffici attivi nella ricostruzione?
«Il restauro del patrimonio culturale investe prioritariamente la Direzione regionale e le Soprintendenze. Ma è un lavoro complesso e articolato che richiede un costante impegno di cooperazione con tutti gli altri soggetti coinvolti nella ricostruzione: le amministrazioni comunali, gli Uffici speciali, le Province, la Regione, il Provveditorato alle Opere pubbliche, gli enti gestori di pubblici servizi. È un confronto continuo con gli altri “attori” coinvolti nella ricostruzione, dai consorzi ai progettisti alle imprese. Un dialogo necessario anche per sciogliere nodi complessi, come quello della valorizzazione di Porta Barete, per cui è stato recentemente avviato un tavolo tecnico ad hoc che valuterà il da farsi».
La ricostruzione post-sisma si è rivelata anche un laboratorio di restauro.
«I restauri in corso rappresentano un’occasione straordinaria di studio, sperimentazione e ricerca su edifici che hanno improvvisamente “messo a nudo” le loro strutture, le loro stratificazioni, le tracce nascoste delle vicende storiche e artistiche, che ci interrogano quotidianamente sulle scelte metodologiche e sulle possibili soluzioni di intervento. La stratificazione dei secoli, delle epoche storiche, dell’evoluzione culturale e artistica e, soprattutto in quest’area, delle vicende legate ai ricorrenti eventi sismici, ha lasciato tracce importanti, oggi visibili sia negli edifici che nei tessuti urbani. Tracce che tornano alla luce con scoperte inattese: affreschi, decorazioni, strutture architettoniche rimaneggiate, configurazioni degli spazi finora sconosciute o semplicemente ipotizzate, palinsesti decorativi che restituiscono immagini inedite. Quello del restauro è dunque uno degli aspetti che ha bisogno non solo di risorse, ma anche di attenzione, sensibilità, tempi, professionalità e approfondimenti adeguati. Da parte di tutti. Anche perché la nostra comunità dimostra un bisogno sempre maggiore di ritrovare la sua identità e la sua storia».
Il recupero delle testimonianze del passato può essere anche un indirizzo per il futuro?
«L’Aquila è una città di fondazione, una “new town” del medioevo. Un progetto unico e irripetibile fondato sull’identità tra città e territorio. I disastrosi eventi sismici che l’hanno segnata sono ancora pienamente leggibili nei suoi edifici e nel tessuto urbano. Nel processo di ricostruzione occorre dunque trovare lo spazio, il tempo e l’attenzione per una riflessione approfondita su quest’importante lezione di storia della città che L’Aquila conserva nelle sue strade e nelle sue pietre, dalla quale tutti abbiamo ancora molto da imparare».
Michela Corridore
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