Recupero dell’ex San Salvatore: è corsa per l’opera da 50 milioni

Il Provveditorato affida la valutazione archeologica preventiva che aprirà poi la strada all’appalto Il complesso potrà ospitare alloggi per gli studenti universitari, aule per la didattica e una biblioteca
L’AQUILA. Continua da parte del Provveditorato alle opere pubbliche l’iter per la progettazione dell’intervento di recupero e riqualificazione del complesso edilizio ex ospedale San Salvatore. Pochi giorni fa è stato affidato a un tecnico l’incarico per la redazione della valutazione archeologica preventiva. La parte ancora inagibile dell’ex ospedale (un pezzo ospita da tempo il dipartimento di Scienze umane) fu acquistato nel 2013 dall’Università (il rettore era Ferdinando di Orio) dalla Asl per circa 8 milioni di euro. Pochi mesi fa il Provveditorato alle Opere pubbliche aveva affidato la progettazione di fattibilità tecnica per un importo di poco più di 100mila euro. In realtà il progetto di fattibilità era stato redatto dall’Università (responsabile scientifico professor Pierluigi De Berardinis, gruppo di lavoro architetto Carla Bartolomucci, professor ingegner Francesco Giancola, ingegneri Luisa Capannolo, Mariangela De Vita, Eleonora Laurini, Chiara Marchionni) e consegnato al Provveditorato nel 2021. L’integrazione si era resa però necessaria in base al nuovo Codice degli appalti che rispetto al passato fa “saltare” un passaggio. Prima, dopo il progetto di fattibilità, bisognava fare la gara per il progetto esecutivo e poi si arrivava all’appalto dei lavori. Adesso dal progetto di fattibilità si può passare direttamente al cosiddetto “appalto integrato”. Chi vince la gara fa sia l’esecutivo che i lavori veri e propri. Il progetto di fattibilità dell’Università del 2021, fatto in base al vecchio codice degli appalti, mancava di alcuni elementi (tipo il quadro economico dettagliato) ed ecco perché il Provveditorato ha dovuto affidare quello che, semplificando, si potrebbe definire un “completamento”.
I SOLDI
Per l’ex San Salvatore sono disponibili 50 milioni di euro sin dal 2017. L’edificio sarà ristrutturato (è in parte vincolato dalla Soprintendenza) e saranno demolite solo alcune superfetazioni del secolo scorso.
STATO ATTUALE
«L’edificio attuale, che ha inglobato le strutture dell’ex monastero di Sant’Agnese», si legge in un documento dell’Università , «ha subìto nel corso del Novecento numerosi ampliamenti e modifiche: ne risultano, insieme a corpi di fabbrica aventi una propria connotazione architettonica, anche porzioni edilizie che costituiscono delle superfetazioni, realizzate per sopperire a necessità funzionali». Nel documento si legge ancora che «le caratteristiche architettoniche, risentendo delle diverse epoche di costruzione (quella settecentesca, relativa all’edificio preesistente; quella avvenuta intorno al 1930 e quella degli anni Cinquanta), hanno portato a una conformazione planimetrica irregolare, che si sviluppa verticalmente su quattro piani con una distribuzione interna piuttosto frammentata e caratterizzata da dislivelli e mancate connessioni tra le parti. L’immobile è in alcune parti sottoposto a vincolo dalla Soprintendenza. Lasciato privo di funzionalità che ne assicurassero la conservazione nel tempo, ha subìto un progressivo degrado, aggravato dagli ingenti danni del sisma del 2009. Il progetto di fattibilità tecnico economica consegnato al Provveditorato nel 2021 (e che ora va integrato, ndc), ha l’obiettivo di recuperare e restituire un’importante funzione strategica all’intera area dell’ex ospedale San Salvatore, comprendente anche il centro congressi “Luigi Zordan” e il “palazzo Pontieri”, al fine di recuperare non solo l’edificio in sé, ma, al tempo stesso, un importante ambito urbano».
Tale intenzione era contenuta anche nel Piano di ricostruzione del Comune dell’Aquila, in cui il progetto di recupero e riqualificazione del complesso dell’ex San Salvatore è descritto tra le opere pubbliche di rilevanza strategica. A tal fine, l’Università ha acquistato nel 2020 l’edificio ex Arta, sito in prossimità dell’ex ospedale, in previsione della sua demolizione, al fine di creare un ampio spazio aperto, in continuità con la piazza antistante il centro congressi “Luigi Zordan”.
CHE COSA CI ANDRà
La scelta progettuale è stata quella di «adattare gli ambienti dell’antico nosocomio a funzioni che non richiedono spazi di grandi dimensioni, come residenze studentesche e locali per la didattica. Per le funzioni che, invece, necessitano di spazi più ampi, come biblioteca, mensa e spazi comuni, sono state previste nuove volumetrie a esso aggiuntive».
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