Recupero delle mura al centro dell’azione delle associazioni

27 Gennaio 2018

La cinta medievale ripristinata è un punto di partenza per la visione della città futura in chiave turistica

L’AQUILA. L’avvocato Cesare Ianni dell’associazione “Jemo ’nnanzi” lo chiama il “monumento mura” e subito aggiunge «un monumento che l’Italia e l’Europa ci invidiano». Quello del recupero della cinta muraria – che risale al Medioevo – è forse uno dei punti chiave di quella “visione” della città futura che potrebbe fare dell’Aquila un motivo di attrazione per turisti di tutto il mondo.
Ianni si batte da anni insieme a tanti altri aquilani per far passare l’idea che il recupero delle mura non significa chiudersi all’interno del centro storico e ignorare tutto il resto. «È esattamente il contrario», sostiene l’avvocato, «basti pensare al nome delle porte che punteggiano la cinta. Molte hanno i nomi dei paesi del circondario e basterebbe questo per capire che le mura aquilane in realtà abbracciano il contado e non si chiudono a esso».
I lavori per riportare le mura al cosiddetto “antico splendore” sono iniziati da anni. Alcuni tratti, per esempio lungo viale della Croce Rossa, grazie a un’intelligente illuminazione, sono stati trasformati in luoghi dal grande fascino. Ma quello che si è fatto finora non basta. Da tempo un gruppo di associazioni cittadine – Archeoclub, “Panta Rei”, Compagnia “Rosso d’Aquila”, Gruppo aquilano di azione civica “Jemo ‘nnanzi”, Italia Nostra, Legambiente, Fai (a cui nel tempo se ne sono aggiunte altre) – chiede alle autorità competenti «un intervento che, nella massima salvaguardia dei diritti dei residenti, garantisca anche le richieste/diritti della collettività mediante la riqualificazione di tutti i settori delle mura che sono di grande valore storico e simbolico per L’Aquila».
Si chiede, insomma, di concretizzare quell’idea di città post-sisma di cui tutti si sono riempiti la bocca ma che nei fatti ha avuto scarsi riscontri.
Nel 2014 si è animato il dibattito sulla riscoperta e riedificazione della cosiddetta Porta Barete (in verità, come noto, si tratta dell’antiporta) nell’attuale via Vicentini.
Nove anni dopo il terremoto e quattro anni dopo l’avvio delle discussioni sul nuovo look della zona via Roma-Santa Croce (la famosa area a breve nella quale ricade Porta Barete) tutto è ancora in alto mare.
Gli inquilini dei palazzi a Santa Croce (quelli almeno che non hanno scelto permute o abitazioni equivalenti) sono esasperati perché credevano di poter essere tra i primi a tornare nel centro storico e invece ancora non hanno certezze su quando finirà la loro odissea. Interessi privati – pur legittimi – stanno bloccando con ricorsi ai giudici amministrativi ogni possibilità che i lavori vengano avviati in tempi brevi. E le associazioni tornano a far sentire la loro voce.
«Dev’essere chiaro», continua Ianni, «che qui non si tratta solo di recuperare un pezzetto di mura intorno a Porta Barete. La città, tutta la città – a partire da chi ci amministra – deve avere la consapevolezza che quella del monumento mura è una delle sfide su cui le generazioni future misureranno la nostra capacità di aver visto giusto e aver dato loro gli strumenti per continuare a credere in sé stesse e nella capacità del sistema città di frenare un esodo che sarebbe un’altra catastrofe».
Cesare Ianni parla dell’Aquila in modo appassionato, ricorda la miriade di piccole e grandi iniziative che “Jemo ’nnanzi” mette in moto ogni giorno per far diventare la città più bella e accogliente: pulire un’aiuola, rimuovere un palo pericoloso, rendere percorribile un tratto di mura, riscoprire il nome di una strada e così via.
«Porta Barete? Ma certo che va riscoperta e valorizzata al più presto», conclude l’avvocato. «Chiaramente senza intaccare le aspettative e gli interessi dei privati a cui vanno date risposte rapide. Non dimentichiamoci, però, che bisogna puntare a un obiettivo ben più ambizioso. Siamo anche coscienti che in questi anni si poteva fare di più sulla tutela e valorizzazione degli angoli maggiormente significativi della città, ma questo non solo non deve portarci alla rassegnazione, ma, al contrario, deve spronarci a essere sempre più vigili».
(1-continua)
©RIPRODUZIONE RISERVATA