Regeni, striscione rimosso Lo scontro non si placa

L’AQUILA. Lo striscione giallo della campagna nazionale di Amnesty International, che chiede verità per Giulio Regeni, non c’è più. È stato rimosso da Palazzo Fibbioni «per questione di decoro»....
L’AQUILA. Lo striscione giallo della campagna nazionale di Amnesty International, che chiede verità per Giulio Regeni, non c’è più. È stato rimosso da Palazzo Fibbioni «per questione di decoro». «Verrà riaffisso», ha assicurato il sindaco Pierluigi Biondi, «ma in un’altra sede». Ma sulla decisione, comunicata ufficialmente in consiglio comunale, è già polemica. «Viene da chiedersi se davvero si possa ritenere contrario al decoro urbano uno striscione, esposto peraltro fuori i municipi di oltre 150 città italiane, che chiede chiarezza sulla morte di un ricercatore universitario di 28 anni torturato e ucciso in Egitto», afferma Carla Cimoroni, consigliere comunale della Coalizione sociale, «viene da chiedersi quale concetto di decoro urbano abbiano in mente Biondi e la sua maggioranza, visto che il centro storico dell’Aquila è preda dell’incuria, della sporcizia e della trascuratezza. E perché la nuova amministrazione ritenga inopportuno esporre uno striscione che ricorda un nostro connazionale ucciso, ma dia in concessione una sala di quella stessa sede a una formazione politica dichiaratamente neofascista». Lo striscione fu appeso fuori Palazzo Fibbioni a marzo 2016, dopo l’approvazione all’unanimità, in consiglio comunale, di un ordine del giorno proposto da Appello per L’Aquila. «Lo striscione era danneggiato agli appigli», spiega Biondi. «È stato rimosso per motivi di sicurezza. Verrà riaffisso magari nella sede di via Avezzano. Se dovessimo affiggerne uno per ogni nostro connazionale ucciso, il Comune diventerebbe un tazebao». E mentre la senatrice Pd, Stefania Pezzopane, interviene scrivendo: «Sì, la forma è tutto. È il segreto della vita, diceva Oscar Wilde», anche l’ex sindaco Massimo Cialente prende posizione: «La rimozione è un gesto politico, ma non è il solo. È in atto dal giorno delle elezioni una rimozione politica e culturale di un pezzo importante dell’anima e della vita di questa città».

