«Regole strane? No strano è il giornalista»

20 Agosto 2016

La replica del dottor De Felice, agronomo con master in Pianificazione rurale e sviluppo dei Parchi

L’AQUILA. Da Antonio De Felice, funzionario del Comune dell’Aquila riceviamo e pubblichiamo:

Caro Direttore, è forse il sole ferragostano che il Suo giornalista collaboratore ha preso in dose troppo elevata, magari dalle parti di Campo Imperatore intento a rimirare le mandrie di animali al pascolo e a non indovinare, nel contempo, la lettura della deliberazione di Giunta del Comune dell'Aquila n. 305? Da quello che scrive parrebbe proprio di si! Mi riferisco all'articolo apparso ieri, 18 c.m., sulle pagine di cronaca aquilana col titolo: "Pascoli, il regolamento comunale contestato dagli allevatori". Il giornalista definisce "stranezze" regole centenarie che hanno sempre fatto parte della cultura e dell'attività pastorale dei bisnonni, nonni e padri dell'attuale generazione di allevatori. E dispiace soprattutto per queste generazioni passate che egli trovi comiche le argomentazioni ed i contenuti zootecnici che i suoi avi, calcando le stesse terre pascolive che noi tutti calchiamo oggi, rispettavano con diligenza e senso del dovere. Non scevro da grossolani errori di fondo è l'articolo che, già nel titolo, denota l'opposizione degli allevatori allo strumento di regolamentazione, ma che gli stessi hanno partecipato a definire, emendare e concertare nei molteplici incontri preparatori con tutti gli attori del comparto agricolo, comprese le principali organizzazioni sindacali. Parrebbe allora che l'articolista sia assurto a difesa di uno sparuto quanto indefinito gruppuscolo di armentari sciolti che prediligono la completa "deregulation" dell'attività zootecnica nei pascoli della collettività di demanio di uso civico. Il primo errore concettuale è quello di asserire che il regolamento "trae origine da un progetto del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga". Il regolamento pascoli del Comune dell'Aquila nasce dallo stato di necessità di adeguare lo strumento di regolazione delle attività pascolive che attualmente risale niente di meno che al 1927. Indipendentemente dalla realizzazione del Progetto Life "Praterie" l'adeguamento all'attualità del regolamento pascoli sarebbe comunque avvenuta anche perché tale attività rientra nel diritto/dovere di governo che un'amministrazione democraticamente eletta rivendica dal suo canto. Solo brevemente sugli ironici commenti di merito relativi alla gestione del pascolo delle capre, degli asini o degli altri contenuti tecnici compreso il deriso articolo 14: La informo che trattasi di argomenti che hanno sempre fatto parte dei regolamenti pascolo degli anni passati e di quelli attuali , basta volgere lo sguardo, nemmeno tanto lontano ai comuni limitrofi al Comune dell'Aquila. E allora, nel rispetto degli ideali, del lavoro e della storia delle generazioni di allevatori che hanno caratterizzato l'"organizzazione demica del Gran Sasso fin dal medio evo" (per dirla con gli insegnamenti dell'illustre Prof. Alessandro Clementi), a Lei, Caro Direttore rivolgo l'invito affinché i giornalisti suoi collaboratori, incrociando le fonti informative, si documentino meglio sui percorsi adottati per definire le norme che le amministrazioni comunali hanno il dovere di emanare. Lo dico a qualificazione delle pagine del Suo giornale e al fine di verità. Evitiamo inoltre le banalità di attribuire le responsabilità di "mettere in ginocchio le attività economiche di allevamento" alla pubblica amministrazione, quando ciò dipende, come Lei ben sa, direttamente dalle capacità manageriali e di innovazione degli allevatori che sanno cogliere le opportunità finanziarie e mercantili che in questi decenni di Pac (Politica Agricola Comune), Piani di sviluppo rurale, Progetti Leader, Organizzazioni di Mercato, aiuti Arssa, hanno stimolato la crescita aziendale come più di ogni altro comparto produttivo. Ma è proprio ciò che manca allo sparuto gruppo di allevatori contestatari.

Rispondo volentieri alla domanda del giornalista, il quale deve aver preso veramente troppo sole per non leggere il mio nome in prima pagina del Regolamento, in qualità di curatore, naturalmente col supporto di colleghi e amministratori che hanno partecipato attivamente alla stesura della norma, prendendo quanto di buono è stato già scritto nei precedenti regolamenti e attualizzando le regole alle esigenze del momento. Tutte persone, Caro Direttore, che mucche, tori, cavalli, asini, muli, bardotti, capre, pecore, montoni li hanno si visti da lontano ma Le assicuro li hanno studiati in esami universitari di zootecnia generale e speciale, anatomia, economia aziendale, costruzioni rurali, ecologia agraria e di certo non era una cosa da ridere divertiti come il Suo collaboratore giornalista. Auspico la pubblicazione di questa nota, anche per diritto di replica e La saluto distintamente.

Antonio De Felice

Dottore Agronomo, Master in Pianificazione rurale, Master in gestione dello sviluppo locale nei Parchi e riserve naturali

La nota del burocrate collaboratore del sindaco dell’Aquila conferma che chi ha scritto il regolamento sui pascoli, le mucche le ha viste solo in qualche foto contenuta in polverosi manuali poggiati sulla comoda scrivania di un ufficio dove c’è sempre l’ombra (in modo da evitare colpi di sole). I veri allevatori non hanno tutti quei master ma ne sanno molto, molto di più, del burocrate collaboratore del sindaco. I calci delle mucche, quelli veri, li hanno assaggiati sulla loro pelle e che quei calci fanno male non lo devono certo sapere da un regolamento Comunale redatto fra un caffé e l’altro. (g.p.)