Reparto di Ortopedia «Turni stressanti»

Locali puliti e servizi all’altezza, ma superlavoro per medici e paramedici Il primario Iarussi: «Cento visite al giorno e tanti pazienti da fuori regione»
AVEZZANO. Delle gigantografie con le frasi di scrittori e filosofi animano il lungo corridoio blu, luce e buon profumo danno il benvenuto a pazienti e visitatori. C'è un clima sereno e disteso nel reparto di Ortopedia e Traumatologia dell'ospedale di Avezzano dove ogni giorno sei medici sotto la guida del responsabile, Sergio Iaurussi, assistono i degenti in arrivo non solo dalla Marsica ma anche dal Frusinate e dal Reatino. Venti posti letto, sette specialisti e tre specializzandi della scuola di specializzazione dell'Università dell'Aquila si muovono nel reparto dalle 8 del mattino fino a sera tardi supportati dagli infermieri che però scarseggiano. Il neo dell'unità operativa, infatti, è la carenza di personale che costringe i medici a rimboccarsi le maniche e a lavorare spesso più del dovuto.
Arriviamo nel reparto poco prima dell'ora di pranzo. Nelle camere, oltre agli ammalati nella maggior parte dei casi costretti a letto dopo gli interventi agli arti, ci sono anche i familiari che non escono neanche quando viene servito il pranzo. L'ambiente è luminoso e rinnovato, nonostante l'età veneranda della struttura ospedaliera, e tutto è tenuto in ordine fatta eccezione per la sala d'attesa dove ci sono parcheggiati dei macchinari utilizzati per aiutare le persone a deambulare. Con tutta probabilità sono stati temporaneamente lasciati lì perché utilizzati dai malati per iniziare a muovere qualche passo lungo il corridoio dopo le operazioni. Puliti e curati anche i bagni, divisi tra quelli dei pazienti, dei diversamente abili e del personale, e la palestra interna dove ogni giorno due fisioterapisti lavorano da mattina a sera per aiutare i pazienti nel percorso post operatorio.
«Il 70 per cento della nostra attività è il trauma», spiega Iarussi, «dobbiamo far fronte alla traumatologia in arrivo anche dal Frusinate e dal Reatino che è in diretto contatto con noi. Tre giorni a settimana operiamo e tre giorni ci occupiamo delle preparazioni. Quotidianamente, poi, curiamo l'attività ambulatoriale arrivando anche a 100 prestazioni al giorno proprio per la grande affluenza nella struttura ospedaliera di persone provenienti da fuori regione. Inoltre abbiamo l'attività di day surgery con due posti letto al di fuori dal reparto di cui ci occupiamo». Un lavoro immane che negli ultimi anni è aumentato anche grazie alla nuova metodica chirurgica per le protesi al ginocchio che garantisce una precisione senza margine di errore.
«Facciamo tantissimi interventi per la protesi al ginocchio», continua Iarussi, «il 30 per cento arriva da fuori regione proprio grazie al nostro innovativo sistema. Abbiamo all'interno una palestra dove iniziamo a far lavorare i degenti che poi trasferiamo nel post-operatorio al reparto di riabilitazione dell'ospedale di Tagliacozzo. Le nostre liste d'attesa sono contenute, riusciamo a essere al di sotto di un mese, mentre per le persone che hanno già subìto un intervento c'è l'accesso diretto all'ambulatorio».
Sono passate le 12 da un po’ e, secondo l'orario affisso alla porta del reparto, le visite dovrebbero essere terminate. I familiari delle persone ricoverate, però, non lasciano le stanze. Come mai? «La maggior parte dei nostri pazienti è a letto», spiega Iarussi, «qui vige un protocollo di umanizzazione siglato con l'azienda che permette alle famiglie di essere presenti almeno 10 ore al giorno. Anche se spesso ci farebbe comodo avere le stanze vuote le abbiamo condivise anche nell'interesse dei malati»./1 (con tinua)
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