Resa dei conti al Gal tra controversie legali e vertici disarcionati

16 Settembre 2017

Carlini: «Noi legittimati e senza padrini, gli altri carbonari» Di Micco e Cicchinelli non si arrendono: pronti a fare appello

AVEZZANO. «Che esistesse un nuovo consiglio di amministrazione del Gal non lo sapevamo. L’abbiamo appreso dal Centro: siamo rimasti basiti». Così esordisce Antonio Carlini, presidente del cda, eletto dall’assemblea dei soci il 21 luglio ed esautorato il primo settembre da un’altra assemblea che ha eletto un nuovo consiglio. Cda che il 7 settembre è stato registrato dalla Camera di commercio. Un’operazione ben studiata. L'assemblea, infatti, oltre a sfiduciare il vecchio cda ha espulso dal Gal la Comunità montana e la Sogemo, soci che da soli detenevano quasi il 50% delle azioni. Ma, essendo in stato di liquidazione, in base all’articolo 9 dello statuto, secondo l’assemblea, non avevano diritto al voto. Comunità montana e Sogemo erano risultate determinanti nell’elezione del cda presieduto da Carlini. Messi alla porta, eleggere un nuovo consiglio di amministrazione è diventato un gioco da ragazzi. Tenendo l’assemblea in seconda convocazione, inoltre, gli artefici dell’operazione si sono messi al riparo dal rischio di non raggiungere il 50% delle quote sociali. L’elezione del nuovo cda, infatti, è avvenuto con il 33%. Ma tanto basta, secondo Rocco Di Micco, l’ex presidente disarcionato e rimesso nuovamente in sella, a ritenere il nuovo cda l’unico legittimato a portare avanti l’attività del Gal. Stamattina alle 11,30, nella sede della società, Di Micco, insieme ad Augusto Cicchinelli, il socio che per protesta contro la nomina del vecchio cda aveva proclamato lo sciopero della fame, non solo presenterà i componenti del nuovo consiglio, ma annuncerà una serie di iniziative. Per prima cosa verrà chiesto al tribunale di Cosenza, designato per competenza, di nominare il collegio arbitrale al quale in base all’articolo 20 dello statuto del Gal spetta dirimere le controversie inerenti alla società. Nel contempo sarà presentato appello contro la sentenza del giudice Daria Lombardi, del tribunale dell’Aquila, sezione imprese, che ha dichiarato inammissibile il ricorso a suo tempo presentato da Di Micco e altri sette soci contro la nomina, ritenuta «illegittima», del cda presieduto da Carlini. A decidere, stavolta, sarà il tribunale in seduta collegiale.
Infine, Di Micco chiederà alla Regione di poter firmare, senza ulteriori indugi, la convenzione che consentirà al Gal di disporre di 3 milioni e 600mila euro, per portare avanti gli interventi programmati. Il vecchio cda, a sua volta, non intende arretrare di un passo.
Superato lo stupore di ritrovarsi con un nuovo cda, «nominato», sostiene Carlini, «attraverso un’operazione carbonara», ieri sera si è tenuto un vertice per decidere sul da farsi. Di sicuro, contro il nuovo cda verrà presentato ricorso al tribunale dell’Aquila, sezione imprese, ritenendo l’assemblea che lo ha eletto illegale. «All’assemblea del primo settembre», spiega Carlini, «tanti soci non si sono presentati perché convocata dall’ex presidente Di Micco, che non ne aveva i titoli. Il cda legalmente eletto è quello nostro, che, voglio ribadirlo con forza, non ha padrini politici. È costituto da persone indipendenti, di specchiata onestà e limpidezza. E lo dimostreremo se ci verrà data la possibilità di lavorare».
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