Resilienza sallustiana «Così abbiamo vinto il concorso»

L’intervista doppia: protagonisti i premiati del Certamen «È stata un’occasione preziosa per metterci alla prova»
L’AQUILA. Nell’ambito degli argomenti di studio del Liceo delle Scienze Umane un posto di rilievo occupa la psicologia della resilienza, ovvero la capacità di non perdere la speranza dinanzi alle difficoltà e di rimanere motivati nel perseguire un obiettivo. Applicando lo strumento dell’intervista, in un locale nel centro dell’Aquila, una studentessa del Convitto “Cotugno” ha incontrato e raccolto le esperienze di Francesco Di Nardo e Ludovica Persi, i due vincitori aquilani del concorso internazionale Certamen Sallustianum, rispettivamente primo classificato e menzione speciale sezione di gara A.
Francesco, perché hai deciso di partecipare e con quale atteggiamento hai affrontato questa sfida?
«Grazie all’autorizzazione della nostra preside, i professori hanno potuto selezionare dei ragazzi per partecipare a questo concorso di latino. A me è stato proposto e ho accettato subito, senza pensarci. Essendo il Certamen una gara molto impegnativa, i professori di latino e di italiano ci hanno fatto preparare con testi integrali su Sallustio e anche con saggi di commento in italiano».
Dopo la vittoria cosa hai provato?
«È stato abbastanza strano, non me l’aspettavo per niente tant’è che non ero nemmeno andato alla cerimonia di premiazione. Sapere di aver vinto è stata veramente una sorpresa inaspettata».
Durante lo svolgimento di questo concorso hai incontrato degli ostacoli?
«Sì, non è stata una gara semplicissima, ma devo dire che i professori ci hanno preparato veramente bene, nonostante le sole tre ore di latino previste nell’orario scolastico del Liceo Scientifico».
Ludovica, secondo te come è possibile convincere i ragazzi a impegnarsi, e perciò a sfruttare le proprie capacità, invece di affidarsi all’ottimismo a buon mercato, ovvero alla fortuna?
«Innanzitutto bisogna partire dal presupposto che il raggiungimento di un obiettivo non viene determinato dalla fortuna o dal caso, ma siamo noi, in buona parte, a determinarlo. Perciò bisogna partire dall’idea che i risultati si possono raggiungere con l’impegno e con i sacrifici. Questo concorso è stato un’occasione per metterci alla prova e per testare le nostre capacità di impegno, oltre che le nostre abilità nella materia. Con il raggiungimento della vittoria abbiamo visto concretizzarsi tutti i nostri costanti sforzi».
Oggi i ragazzi hanno la tendenza ad attribuire a cause esterne le ragioni dei propri fallimenti. Come pensi che avresti reagito in caso di esito negativo?
Risponde Ludovica: «L’attestato che hanno dato a me per la menzione speciale e a Francesco per il primo posto è stato un ulteriore premio, in quanto il primo l’abbiamo già conseguito con la nostra partecipazione e mettendoci in discussione. Al di là dei possibili risultati, credo che un obiettivo si possa raggiungere già se ci si impegna e se ci si crede realmente».
Risponde Francesco: «Sono d’accordo con Ludovica sulla costanza dell’impegno individuale, inoltre crediamo che nel percorso di studi bisogna ricevere i giusti stimoli dai propri insegnanti e anche dalla propria famiglia. Per me questo è stato fondamentale e a tal proposito vorrei ringraziare la mia professoressa di italiano, Cinzia Corridore, e il mio professore di latino, Giulio Pacifico».
Poi Ludovica aggiunge: «Anch’io ringrazio la mia professoressa di latino, Daniela Semperlotti».
Francesco e Ludovica hanno dato prova di impegno e di costanza, dimostrando che, nonostante gli ostacoli ci sembrino insormontabili, non bisogna scoraggiarsi ma affrontarli mettendocela tutta. Bisogna, dunque, essere resilienti e in caso di fallimento non attribuirlo a cause esterne, pensando ad esempio “il mondo ce l’ha con me”, ma bisogna accettarlo e riconoscere di non essersi impegnati abbastanza. E se si ha un sogno bisogna crederci fino in fondo, perché solo questa è la chiave che porta in alto e bisogna accettare il risultato solo quando si è dato veramente il massimo.
«Le difficoltà rafforzano la mente, così come il lavoro irrobustisce il corpo», così risuona il sempre vivo messaggio di Seneca.
Francesca D’Alesio
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