Riapre oggi la chiesa di Ofena dopo i lavori post-sisma

9 Maggio 2021

Alle 18 la messa del vescovo di Sulmona, Michele Fusco «Così viene restituito alla comunità un pezzo di identità»

OFENA. Sarà il vescovo di Sulmona-Valva Michele Fusco a celebrare, oggi alle 18, la messa che segnerà la riapertura al culto della chiesa di San Nicola di Bari a Ofena, chiusa da 5 anni. Insieme a Calascio, Capestrano, Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio, San Benedetto in Perillis, Santo Stefano di Sessanio e Villa Santa Lucia degli Abruzzi, Ofena appartiene infatti alla diocesi peligna.
«Nel lungo cammino che da anni ci vede impegnati nel ciclopico sforzo di recuperare i beni ecclesiastici danneggiati dagli eventi sismici 2009 e 2016, ogni tanto ci vengono regalati momenti di gioia che ci motivano e ci rincoraggiano a continuare in questa avventura con rinnovata energia ed entusiasmo», afferma Fusco. «Viene riconsegnata alla comunità di Ofena la chiesa di San Nicola di Bari, oggetto di un lavoro di messa in sicurezza a seguito degli eventi sismici iniziati il 24 agosto 2016 con interventi finalizzati a garantire la continuità dell’esercizio del culto per un importo di 286.000. Il mio ringraziamento al commissario straordinario per il sisma 2016 Giovanni Legnini, al dottor Vincenzo Rivera, direttore dell’Usr Sisma 2016, alla Soprintendenza dell’Aquila, alla società di progettazione Fap srl, all’impresa esecutrice Servizi integrati srl e al sindaco di Ofena. A fronte della soddisfazione e della gioia che, a diverso titolo, investe tutti gli attori coinvolti, come pastore della diocesi mi rallegra soprattutto la consapevolezza di aver restituito alla comunità non solo un edificio religioso per il culto, ma qualcosa di più: un pezzo di identità. In territori dove lo spopolamento e la riduzione di servizi e presìdi incalza, il volto e il cuore di coloro che restano con non poche difficoltà, grida con molta sofferenza perché non tutto venga loro tolto; perché non siano totalmente e irrimediabilmente svuotati della loro storia. Riaprire luoghi di culto in queste piccole comunità», prosegue Fusco, «ha un alto valore simbolico e non solo storico artistico: significa assicurare loro che Dio non dispregia il suo abitare anche tra pochi; significa assicurare proprio il presidio più grande, quello dell’interiorità e del conforto ultimo e più profondo». (cr.aq)