Riassegnazione alloggi ricostruiti Tempi lunghi per il rientro a casa

28 Ottobre 2023

Le criticità riguardano le cancellazioni al Catasto degli aggregati che sono stati demoliti e riedificati L’atto per rientrarne in possesso va fatto da un notaio ma si chiede la presenza di tutti i proprietari

L’AQUILA. Non ci sono solo i problemi legati alla ricostruzione post sisma 2009 ma anche quelli, e sembra un paradosso, del dopo ricostruzione. La questione, che sta provocando proteste, ritardi e disagi, è in estrema sintesi legata alla cosiddetta riassegnazione delle proprietà di quegli edifici, o dei singoli appartamenti, già ricostruiti.
Riassegnazione che va fatta davanti a un notaio alla presenza di tutti i proprietari. La questione è complessa e sta provocando esasperanti lungaggini per il rientro a casa di moltissimi cittadini.
LA PREMESSA
Va innanzitutto fatta una premessa. Le criticità che stanno emergendo riguardano i casi di demolizione e ricostruzione degli aggregati (o dei condomìni). In caso di demolizione l’aggregato viene praticamente “cancellato” dal catasto.
Quello che non viene “cancellato” è il terreno su cui gli edifici sorgevano. Il lotto rimane “in capo” a tutti i proprietari in base alle percentuali che risultano per ognuno di loro al momento in cui si è formato il Consorzio che ha il compito di curare l’iter burocratico e appaltare i lavori di demolizione e ricostruzione. Fino a quando non terminano i lavori i soci del Consorzio sono proprietari soltanto di un pezzo di terreno.
DOPO LA RICOSTRUZIONE
I problemi nascono quando finalmente le case (dentro un aggregato) o gli appartamenti (dentro un condominio) sono agibili e pronti per essere riabitati. Il primo passaggio è quello del riaccatastamento. I nuovi edifici vanno “denunciati” al Catasto (anche a fini fiscali), il quale provvederà alla nuova iscrizione in base alla destinazione d’uso. E fin qui grossi intralci non ci sono. Il Catasto, però, in questa fase non registra le singole proprietà ma “accatasta” tutto l’aggregato ferme restando, per i soci, le percentuali a ognuno assegnate in origine.
Per semplificare: dopo il riaccatastamento tutti i soci del Consorzio sono proprietari (se pur in percentuale) dell’intero aggregato. Un po’ come succede nel caso della successione in cui la proprietà di un genitore finisce in percentuale ai figli senza che si faccia una precisa “assegnazione” dei beni ereditati.
LA RIASSEGNAZIONE
I soci del Consorzio hanno però l’evidente interesse a vedersi riassegnata la casa per tornare a esserne proprietari esclusivi e a pieno titolo.
E qui sorge l’ostacolo. La legge prevede che, per la riassegnazione, tutti i proprietari devono andare dal notaio e accettare le riassegnazioni. Semplice? No, perché soprattutto nei centri storici delle frazioni non sempre è facile rintracciare tutti i proprietari. C’è chi è morto da anni e non è stata fatta la successione, chi è all’estero e non se ne conosce nemmeno l’indirizzo, e poi, purtroppo, ci sono casi di “risse” interne al Consorzio per cui c’è sempre qualcuno che a dispetto, magari per vecchie ruggini tra famiglie, si mette di traverso, non si presenta dal notaio e manda tutto all’aria.
La domanda a questo punto sorge spontanea: come mai per appaltare e fare i lavori basta la maggioranza dell’assemblea dei soci del Consorzio e per riassegnare le case bisogna esserci tutti? Semplicemente perché non può, la sola maggioranza, decidere sulla proprietà privata di altri. Ne verrebbe fuori una pericolosa distorsione. Allora come si può fare?
L’INCONTRO
Tre giorni fa l’assessore alla ricostruzione Roberto Tinari accompagnato da due dirigenti comunali ha avuto un incontro con il direttore del Catasto per provare a individuare delle vie di uscita.
Il prossimo incontro sarà a Roma con i rappresentanti del consiglio nazionale dell’Ordine dei notai.
«Abbiamo iniziato un percorso», ha detto Tinari, «che dovrà portarci a una soluzione che non leda i diritti di nessuno ma che dia delle risposte ai proprietari che vogliono e devono rientrare nelle loro case».
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