Ricariche sui buoni pasto e raggiri Due commercianti sotto processo

30 Luglio 2021

Sono accusati di essersi appropriati di circa 98mila e 75mila euro in danno del Comune dell’Aquila Le somme erano destinate alla refezione scolastica. Un terzo imprenditore già aveva patteggiato

L’AQUILA. Incassavano i soldi delle ricariche per i buoni pasto, ma non riversavano i soldi al Comune. Con queste accuse sono finiti nei guai tre commercianti dell’Aquila accusati di peculato, danno erariale ed evasione fiscale.
L’operazione, avviata nel 2020 dai finanzieri del comando provinciale, riguarda un’attività ispettiva nei confronti di diversi esercenti della città ai quali negli anni scolastici 2017, 2018 e 2019, era stata affidata, in convenzione dal Comune, la gestione del “Servizio di ricarica di buoni pasto per la refezione scolastica”.
L’OPERAZIONE. Gli accertamenti hanno consentito alla Procura dell’Aquila di rinviare a giudizio per peculato due esercenti che adesso dovranno rispondere anche davanti alla Corte dei conti per un danno erariale per un totale di 170mila euro. Sotto accusa anche due dipendenti del Comune, responsabili, secondo la Finanza, per circa 120mila euro per aver gestito in modo superficiale il servizio.
Secondo l’accusa i due commercianti si erano appropriati di circa 98mila e 75mila euro ai danni del Comune.
Un terzo commerciante scelto di patteggiare dopo aver versato circa 30mila euro oggetto di contestazione oltre alle sanzioni accessorie e agli interessi maturati pari a circa 16mila euro.
LE ACCUSE. Sono stati contestati, sotto il profilo tributario, i proventi illeciti, con un recupero a tassazione Irpef di una base imponibile di oltre 200mila euro. A maggio scorso un immobile dal valore di circa 75mila euro era stato sequestrato dalla finanza. I controlli erano stati avviati nei confronti di un commerciante che non avrebbe riversato al Comune i soldi che aveva nel frattempo incassato dalle ricariche effettuate dai genitori degli alunni.
INDAGINI. Gli accertamenti erano stati avviati dalla denuncia del Comune. Alcuni dipendenti avevano notato che qualcosa non andava con i conti riguardanti i buoni pasto delle scuole. Dalle indagini inizialmente era emerso che un’edicola, una volta incassato il denaro e ricaricato i buoni pasto, aveva trattenuto le somme riscosse e che nonostante le reiterate diffide ricevute dall’Ente, non fosse stato in grado di sanare il debito. Stesso discorso per gli altri due esercenti. Tutti sono stati denunciati per peculato e il relativo profitto sequestrato ai fini della successiva confisca. I finanzieri della compagnia dell’Aquila, nell’ambito dell’operazione diretta dal sostituto procuratore della Repubblica, Roberta D’Avolio, avevano eseguito a maggio dello scorso anno una misura cautelare, su decreto del gip, Guendalina Buccella, procedendo al sequestro di un immobile situato in città.
IL SERVIZIO. La convenzione consentiva ai genitori di ricaricare i buoni pasto per le mense delle scuole dell’obbligo, presso tabaccherie, cartolerie ed edicole convenzionate, le quali, a fine mese, avrebbero dovuto riversare i relativi importi al Comune. «L’attività», spiegano dal comando delle Fiamme gialle, «è testimonianza dell’impegno profuso dal Corpo a tutela del buon andamento della pubblica amministrazione e a contrasto degli illeciti in materia di spesa pubblica, dimodoché le risorse dello Stato possano essere impiegate, a maggior ragione nel particolare momento storico, per fornire maggiore supporto e migliori servizi alla collettività». (p.g.)
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