Ricostruzione aggregato, chieste verifiche

L’Aquila, la Corte dei conti solleva irregolarità sul recupero, costato 4 milioni, di un immobile in centro
L’AQUILA. Forse non è a tutti noto che sulle pratiche della ricostruzione post sisma 2009 oltre ai controlli a “sorteggio” da parte del Comune (su inizio e fine lavori) ci sono anche le verifiche “a campione” che vengono effettuate dalla Corte dei conti attraverso la Finanza. Gli esiti di un’altra di queste verifiche (la precedente è di settembre 2023) sono contenuti in una delibera della “Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo” relativa «all’attività campionata per l’esecuzione degli interventi di ricostruzione e ripristino degli immobili danneggiati dal sisma del 6 aprile 2009».
L’attenzione dei giudici contabili si è soffermata su un aggregato (finanziato con circa 4 milioni di euro) in piazza della Repubblica (cantiere chiuso da tempo) e sono emerse alcune irregolarità. Nella delibera, la Corte di conti rifà la storia, concisa ma esauriente, della “ricca” normativa post sisma. L’istruttoria sull’aggregato preso in esame, si legge nella delibera «è stata integrata con il contributo d’indagine e con le verifiche svolte dalla Finanza, i cui controlli sono stati indirizzati alla verifica dell’osservanza della normativa antimafia, della corretta contabilizzazione dei pagamenti effettuati e della regolarità della relativa documentazione di supporto». L’esame della documentazione», sottolineano i giudici contabili, «ha fatto emergere taluni profili di irregolarità. In particolare sono state riscontrate carenze documentali inerenti all’assenza della domanda di contributo; alle autocertificazioni dei proprietari; al verbale di nomina del presidente del consorzio; al verbale di scelta del tecnico e dell’impresa; al contratto di appalto (non integrale rispetto alle norme con particolare riferimento alla certificazione antimafia); al contratto con il progettista (mancanza di documentazione e delle relative certificazioni con particolare riferimento alla certificazione antimafia; ai contratti di sub-appalto (assenza copie degli atti); alle autocertificazioni delle ditte sub-appaltatrici; all’estratto finale del conto dedicato; ai mandati di pagamento eseguiti e alle relative quietanze».
«Quanto a quest’ultimo aspetto», conclude la Corte dei conti, «si riscontra anche che i dati riportati per la pratica in esame nella sezione Pagamenti del sito webgis non danno immediata contezza del versamento di tutte le somme concesse, dell’effettivo utilizzo di quanto versato sul conto dedicato, né di eventuali restituzioni. Tali carenze rendono necessaria un’accurata verifica da parte degli uffici preposti». (g.p.)
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