Ricostruzione al palo, la protesta dei sindaci
Alto Aterno, nel mirino l’ufficio speciale di Teramo. Giorgi: «Approvato un solo progetto per 6 comuni»
L’AQUILA. Troppa burocrazia, confusione normativa, mancanza di interlocutori a livello governativo. È la lunga la lista dei motivi che, secondo i sindaci dei sei comuni dell’Alta Valle dell’Aterno inseriti nel cratere sismico 2016/17 – Capitignano, Montereale, Pizzoli, Cagnano Amiterno, Barete e Campotosto – stanno bloccando la ricostruzione. C’è un dato che certifica questo stallo. A darlo è Massimiliano Giorgi, primo cittadino di Montereale, con Campotosto e Capitignano il paese maggiormente danneggiato. «Fino ad ora», afferma Giorgi, «l’Ufficio speciale della ricostruzione per il nuovo cratere che la Regione ha istituito a Teramo ha approvato solamente un progetto per tutti i sei comuni. E parliamo della ricostruzione privata leggera, figuriamoci cosa accadrà quando partiranno quella pesante e quella pubblica». Alla base di tutto, secondo Giorgi, ma anche secondo gli altri sindaci, c’è il sovrapporsi caotico di norme e leggi: «Noi facciamo parte sia nel cratere 2009 che di quello 2016/17, ma per l’ultimo hanno scritto un dettato normativo troppo articolato, di difficile interpretazione. Avrebbero dovuto semplicemente copiare quanto si fece nel 2009, quando la ricostruzione leggera venne gestita direttamente dai Comuni». Le ordinanze di inagibilità firmate da Giorgi negli ultimi due anni sono state più di 1.600. Sommate a quelle firmate nel 2009, viene fuori che più della metà del paese è completamente inagibile. Le persone assistite, che percepiscono l’autonoma sistemazione o si sono trasferite nei Map e negli appartamenti del Progetto Case dell’Aquila, sono circa 400 mentre le 20 nuove Sae (le soluzioni abitative di emergenza) sono pronte ma sono state assegnate solo in parte perché ancora in attesa dei collaudi.
«A Roma non sappiamo nemmeno con chi parlare», osserva Maurizio Pelosi, sindaco di Capitignano. «Il governo non ha ancora nominato il nuovo sottosegretario delegato. E il mandato di Paola De Micheli finirà tra qualche giorno».
Campotosto, se possibile, è messa anche peggio. Il sindaco Luigi Cannavicci è ancora alle prese con le demolizioni e lo smaltimento delle macerie. «Ci vorrà almeno un altro anno», osserva. Più dell’80% delle case è inagibile – una condanna a morte per un paese che viveva soprattutto grazie al turismo di ritorno degli “emigrati” – praticamente tutta la popolazione residente vive o nei Map o negli alloggi Case, all’Aquila. I lavori per la realizzazione delle 34 Sae non sono ancora partiti: «Abbiamo avuto problemi con l’individuazione dei terreni, ma contiamo di iniziare a costruire le prime 14 tra poche settimane», dice Cannavicci, «sperando che il tempo sia dalla nostra parte, perché qui a ottobre viene giù la prima neve».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

