Ricostruzione al palo, parte la rivolta
Giovedì a Fossa riunione di tutti i sindaci del cratere con il presidente vicario della Regione, Lolli, per studiare strategie
L’AQUILA. Stavolta la protesta parte dal basso. A capeggiarla sono i sindaci del cratere 2009, in testa Francesco Di Paolo, primo cittadino di Barisciano e rappresentante dei comuni terremotati. L’uscita di scena dall’Usrc del titolare, Raniero Fabrizi, il cui contratto è scaduto il 30 ottobre e che è stato chiamato dal governo alla guida della Struttura tecnica di missione, lascia un vuoto che, tradotto in numeri, significa 647 cantieri fermi e un blocco di circa 30 milioni di euro, nei prossimi due mesi. Soldi che i comuni stanno aspettando per pagare i Sal alle imprese impegnate nella ricostruzione. Senza quei fondi sono a rischio, in rapida successione, stipendi dei lavoratori e pagamenti dei fornitori. Critica la situazione per le ditte che non godono di uno stato di salute ottimale e che si reggono solo grazie agli anticipi bancari: senza liquidità, in decine rischiano il fallimento. Un quadro che Di Paolo definisce «allarmante». Tanto, da richiedere l’immediata convocazione di una riunione di tutti i sindaci del cratere. Appuntamento giovedì, alle 16, a Fossa, per quello che viene considerato come il primo passo verso una mobilitazione di massa.
TUTTI CONVOCATI. All’incontro sono stati chiamati anche il presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, i rappresentanti delle associazioni di categoria e dei sindacati, gli ordini professionali e i parlamentari eletti in Abruzzo. «Speravamo nella proroga dell’incarico a Fabrizi, che non c’è stata», afferma Di Paolo. «L’Usrc è rimasto scoperto: non c’è nessuno a firmare le pratiche e questo vuol dire che la ricostruzione è ferma».
DUE MESI PER LA NOMINA. Senza proroga, anche correndo passeranno almeno due mesi prima di avere il nuovo responsabile dell’Usrc. L'iter è il seguente: come da bando, deve essere costituita una commissione con tre membri nominati da Regione, Comuni del cratere e governo, quest’ultimo ancora non provvede. Formata la commissione, la stessa valuterà i curricula pervenuti entro il 9 giugno scorso, indicando tre nominativi che saranno sottoposti all’esame del governo che, d’intesa con i sindaci, provvederà alla nuova nomina. Seguiranno altri passaggi: la firma del contratto, il decreto del Consiglio dei ministri per la formalizzazione dell’incarico e il passaggio definitivo al ministero dello Sviluppo economico e alla Corte dei Conti. Secondo i calcoli di Di Paolo, passeranno due mesi.
30 MILIONI FERMI. «I comuni del cratere, nel giro di una decina di giorni, esauriti i soldi in cassa, rimarranno senza fondi per pagare le imprese, non essendoci nessuno a firmare le pratiche», avverte Di Paolo. Ogni mese l’Usrc muove qualcosa come 15 milioni di euro di pagamenti, che moltiplicati per 60 giorni fanno 30 milioni di euro che le ditte edili non potranno incassare, pur presentando i Sal. Problema che riguarda tanto la ricostruzione privata, quanto quella pubblica. «Non incassando i soldi», sottolinea ancora il rappresentante dei sindaci del cratere, «le imprese non avranno liquidità per far fronte al pagamento degli stipendi, né per saldare i fornitori e i subappaltatori. Questo per i 467 cantieri aperti, a cui si aggiungo i nuovi progetti approvati dagli Utr, ammessi a finanziamento, ma che in assenza di firma per l’impegno di spesa, non potranno partire».
CONTRO IL GOVERNO. «Decideremo le azioni da intraprendere», fa sapere Di Paolo, che parla di mobilitazione generale. Forme e modalità della protesta verranno stabilite giovedì nel tavolo di concertazione, con l’obiettivo di far sentire a Roma la voce dell’Abruzzo.
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